Benedetto XVI: la lotta alla piaga della pedofilia

Il duro cammino che Ratzinger dovette affrontare prima da Cardinale e poi da Papa. La Verità sulla lotta agli abusi iniziata con Benedetto XVI. 

Diversi problemi, dovette affrontare il Cardinale Joseph Ratzinger quando fu nominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Un primo, di natura giuridica (disciplinare) ed un secondo, forse il più grave, quello di mentalità. Benedetto XVI è stato il più intransigente riguardo alla pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica ed ha iniziato la vera lotta alla pedofilia, non a slogan, ma con i fatti. Non con il clamore ma con la ricerca della Giustizia e della Verità.

Un problema giuridico

Nel 1988, Ratzinger era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e si era ritrovato diversi casi in cui i sacerdoti, accusati di aver commesso abusi sessuali su minori, richiedevano la dispensa, che nell’ordinamento canonico è concessa quale grazie e non inflitta come pena.

Per questo motivo, a distanza di 5 anni dall’entrata in vigore del nuovo codice di diritto canonico, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede decise di scrivere all’organo voluto da Giovanni Paolo II per l’interpretazione autentica del nuovo Codex.

Scrive Ratzinger: “Tali provvedimenti [fra i quali la riduzione allo stato clericale], a giudizio di questo Dicastero dovrebbero, in taluni casi, per il bene dei fedeli, precedere l’eventuale concessione della dispensa sacerdotale, che, per natura sua, si configura come ‘grazia’ a favore dell’oratore. Ma attesa la complessità della procedura esigita a tale proposito dal Codice, è prevedibile che alcuni Ordinari incontrino non poche difficoltà nell’attuarla.”

Il Prefetto riteneva, appunto, che non potevano essere graziati i sacerdoti che venivano accusati di crimini così tanto gravi ma piuttosto era necessario processarli e, se colpevoli, irrogare una pena.

Lettera J. Ratzinger – A.D. 1988

Trasferimento di competenza

Su richiesta del Cardinale Ratzinger, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell’anno 2001 con la lettera apostolica in forma di m.p. SACRAMENTORUM SANCTITATIS TUTELA trasferì la competenza per giudicare tali crimini alla Congregazione per la dottrina della fede.

Tale cambiamento è di radicale importanza nella vita della Chiesa e nella lotta alla pedofilia, perché in questo modo non si rischiava che i casi fossero trattati in modo difforme a seconda del dicastero che si trovava a ricevere la “patata bollente” e inoltre si andava a risolvere quel vulnus evidenziato dallo stesso Ratzinger nella lettera del 1988.

Un problema di mentalità

Il Prefetto Ratzinger si trovò ad affrontare un ulteriore problema, forse il più grave e difficile da scardinare, ovvero una mentalità che, consapevolmente o no, riteneva che il sacerdote non potesse commettere questi atti. Lo ha ricordato anche il Sommo Pontefice Francesco, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio apostolico ad Abu Dhabi nel 2019. Il Papa ha raccontato un episodio che evidenzia la volontà di combattere questa piaga da parte di Joseph Ratzinger.

Dal minuto 37.20
“C’è un aneddoto, riferisce Papa Francesco, lui aveva tutte le carte, tutti i documenti, su una organizzazione religiosa che aveva corruzione al suo interno, sessuale ed economica. Lui [da Cardinale] andava e c’erano dei filtri, e non poteva arrivare. Alla fine, il Papa [Giovanni Paolo II], con l’intento di capire la verità, ha fatto una riunione, e Joseph Ratzinger è andato lì con la cartella e tutte le sue carte. E quando è tornato ha detto al suo segretario: “Mettila nell’archivio, ha vinto l’altra parte”. Noi non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma poi, diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: “Portami dall’archivio quelle carte”, e ha incominciato…”

Benedetto XVI, quindi, si trovava, ancora cardinale, ad affrontare una mentalità, restia a credere che il sacerdote potesse anche solo pensare tali nefandezze.

Parole dure, seguite da atti concreti

In diverse occasioni Benedetto XVI ha usato parole molto dure nei confronti degli autori di questi crimini. Fra i molti momenti ricordiamo il Viaggio Apostolico negli Stati Uniti d’America nell’A.D. 2008 in occasione della visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Durante quel Viaggio il 17 aprile 2008 alle 16.15 il Pontefice incontrò, nella Nunziatura USA, un piccolo gruppo di persone vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Parlò, in cinque occasioni, di questo grave scandalo, fino a discuterne apertamente con i vescovi.

Non è possibile dimenticare la lettera, che Benedetto XVI inviò ai cattolici d’Irlanda. Il Papa indirizzò una Lettera Pastorale a tutti i Cattolici irlandesi per esprimere lo sgomento per gli abusi sessuali commessi sui giovani da parte di esponenti della Chiesa e per il modo in cui essi furono affrontati dai vescovi irlandesi e dai superiori religiosi. Benedetto XVI propose un cammino di risanamento, di rinnovamento e di riparazione.

Infine, ma di massima importanza, fu di Ratzinger l’indicazione che purtroppo oggi non viene considerata, ovvero di prestare massima attenzione alla formazione presbiterale. Oggi si parla di concetti astratti, generici, per spostare l’attenzione su altre necessità e non sulla tutela dei minori. Si parla di clericalismo quale motivo dell’abuso sessuale sul minore. Confessiamo che, seppur siano numerosi i casi di abusi sui minori in famiglia, non abbiamo mai visto un uomo o una donna “clericali” che abusassero del/la proprio/a figli/a.

Benedetto XVI, invece, puntò i riflettori sul vero problema, sulla vera natura della pedofilia nel clero, ovvero la mancanza di formazione all’affettività, alla relazione sana, all’interno dei seminari e delle case religiose.

Grati al Sommo Pontefice emerito per il Suo prezioso operato, oggi facciamo un’opera di verità, semplicemente storica, su quanto da Lui fatto negli anni in cui ha iniziato a prestare il Suo servizio fedele alla Chiesa.

In questo articolo, in versione inglese, si affronta anche il tema secondo cui Ratzinger coprì un sacerdote pedofilo a Monaco.

S.I.

Silere non possum

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