Ecco perchè il Concistoro non è un pre conclave



What are the duties of cardinals? Do they elect the Pope? How come Francis does not involve them in the life of the Church?





In queste ore la stampa si è divertita a riempire le pagine di giornali e blog con titoli emotivi quali « il Papa convoca un pre conclave ». 

Non sorprendono queste modalità di fare giornalismo che sono alquanto nauseanti. Lo abbiamo visto nei mesi scorsi quando é iniziato il tam tam di notizie farlocche dove si diceva che Francesco si sarebbe dimesso. Considerazioni più volte smentite dal Papa nelle sue innumerevoli interviste. Nonostante questo, i vaticanisti hanno scelto di portare avanti questa narrazione che ovviamente piace ai direttori perché porta click. Porta visualizzazioni. Porta soldi. Dispiace perchè in conferenze stampa come quelle dei viaggi apostolici, si sprecano minuti importanti per fare quattro, cinque o sei volte le stesse domande su temi che anche il Papa è stufo di ascoltare. 

Eppure dietro a questo Concistoro, chiamato “Riunione dei cardinali” non si sa perché, c’è la semplice attività della Chiesa che probabilmente alcuni si sono dimenticati da qualche anno a questa parte. 

Riferire che la convocazione dei cardinali a Roma significa preparare un Conclave é assolutamente scorretto e rischia di limitare l’attività del Collegio Cardinalizio ad uno dei suoi molti compiti: l’elezione del Romano Pontefice. 

Chi sono i cardinali? 

“La nostra missione oggi è quella di aiutarLa a portare questa croce e non di aumentarne il peso” ha detto S.E.R. il Sig. Cardinale Arthur Roche, a nome dei neo porporati, sabato 27 agosto durante il Concistoro.

Bisogna ricordare che l’attività del Sacro Collegio é ben più gravosa della sola elezione del Papa. Il Codice di Diritto Canonico, questo sconosciuto ai giornalisti, al canone 349 recita: “I Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del Romano Pontefice, a norma del diritto peculiare; inoltre i Cardinali assistono il Romano Pontefice sia agendo collegialmente quando sono convocati insieme per trattare le questioni di maggiore importanza, sia come singoli, cioè nei diversi uffici ricoperti prestandogli la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale ».

Si tratta quindi di un’attività di maggior rilievo. Proprio per questo motivo le critiche mosse a Francesco in merito alla Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium hanno fondamento e meritano di essere considerate attentamente. Quando i cardinali dicono che il Papa doveva discutere la Costituzione con tutti e non con un piccolo cerchio di eletti, é proprio per questo motivo. Il Codice prevede che sia il Collegio, tutto, ad aiutare il Papa nel governo della Chiesa. 


Cosa sta accadendo nella Basilica Vaticana?

Il canone 353 § 1 prevede che «i Cardinali prestino principalmente aiuto con attività collegiale al Supremo Pastore della Chiesa nei Concistori, nei quali si riuniscono per ordine del Romano Pontefice e sotto la sua presidenza». Questo evento alla stampa sembra straordinario, ed effettivamente lo é perché Francesco ha dimostrato di non amare il confronto con il Sacro Collegio. Ma in realtà è l’espressione di quella colleggialità e di quella sinodalità di cui si parla a sproposito. 

Francesco e il Collegio Cardinalizio

In quasi dieci anni di Pontificato Bergoglio non ha mai voluto confrontarsi su questioni gravose con i suoi confratelli. Eppure di riforme importanti ne ha fatte e non si parla d’altro. Proprio la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium è stata il più grande flop per il Pontificato di Francesco. Aveva riferito che gli era stato dato il mandato di riformare la Curia romana durante le Congregazioni che hanno preceduto il Conclave, ma poi non ha più consultato coloro che gli avevano affidato questo compito. È stato falsamente riferito che sono stati ascoltati tutti i capi dicastero ma ciò non è avvenuto. I testi inviati dai prefetti non sono stati presi in considerazione del Papa e lui non si è confrontato vis à vis con questi.

Il Concistoro che si è tenuto in questi giorni è un concistoro ordinario PUBBLICO che é servito a creare i nuovi cardinali, a votare alcune Cause di Canonizzazione (motivo per cui più spesso i cardinali sono stati convocati in questi anni) ma anche per discutere la Costituzione Apostolica pilastro del pontificato di Francesco. 

Alcuni, erroneamente, lo hanno definito concistoro straordinario, sopratutto in merito alla seconda parte, ovvero la due giorni definita “Riunione”. Non può essere straordinario perché il canone 353 § 4 CJC chiaramente specifica che solo il Concistoro ordinario può essere pubblico. Con pubblico non si intende aperto a tutti ma aperto, su invito, a chi non fa parte del Sacro Collegio. Si tratta proprio del caso in esame dove erano invitati anche membri della Segreteria di Stato.


Definire, quindi, un Concistorio ordinario un «pre conclave» significa snaturare la figura del Sacro Collegio e relegarla ad un atto che è di importante per la vita della Chiesa ma non è il solo che spetta ai porporati. 

Il Sacro Collegio: cardine della vita della Chiesa

Tutti i Pontefici, chi più chi meno, hanno sempre avuto chiara l’importanza che il Sacro Collegio assume nel panorama ecclesiastico. La Chiesa è universale ed è compito dei porporati ascoltare e farsi voce di tutti, anche di quei popoli che vivono nelle “periferie del mondo”.

Il Santo Padre emerito, Benedetto XVI, aveva ben chiaro il compito del Sacro Collegio ed aveva a cuore i suoi confratelli, tanto che scelse di annunciare le proprie dimissioni innanzi a loro riuniti in un Concistoro. Non lo fece solo perchè doveva informarli che avrebbero dovuto procedere ad elezioni ma perchè quell’atto “gravoso” andava comunicato dapprima ai suoi più stretti collaboratori, a coloro che hanno giurato di servirlo fino all’effusione del sangue.

Come mai, però, Francesco non ama confrontarsi con il Collegio Cardinalizio? Il Papa viene tanto elogiato perchè sceglie i cardinali dalle “periferie del mondo”, perchè chiama gli ultimi ma in realtà queste persone le eleva alla dignità cardinalizia ma poi non le consulta per le questioni importanti che riguardano la vita della Chiesa. Come abbiamo sottolineato più volte, il rischio di Francesco è proprio quello di governare la Chiesa secondo la sua ottica e avvalendosi dei soliti soggetti che fanno parte del cosiddetto “cerchio magico”. In diverse occasioni il Papa ha constatato come sia deleterio fare tutto da solo. Basti pensare che la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium è stata scritta facendosi consigliare da cardinali e vescovi che non hanno la minima idea di come funzioni la Curia Romana. Questo comporta delle problematiche enormi che finiscono per rendere inattuabile la riforma stessa. I rischi sono molti e diversi porporati durante questi due giorni di Concistoro hanno presentato testi scritti dove facevano le loro considerazioni in merito alla Costituzione, ma il rischio è che anche questi finiscano nel cestino.

La vicenda Becciu 

Tutti gesti che non sono stati compresi dalla maggior parte dei giornalisi che continuano questa narrazione della vita della Chiesa, piena di errori e considerazioni che non sono loro richieste. L’ignoranza di questi principi anche di diritto è emersa quando si è presentata la questione del Cardinale Angelo Becciu. In questi anni abbiamo visto giornalisti che hanno scritto “Becciu torna monsignore, non è più cardinale” e idiozie varie. Una di queste è la giornalista Maria Antonietta Calabró che non ha neppure idea di dove sia collocato il Vaticano geograficamente. Con lei tutti i suoi amici.  Cio che avrebbe dovuto far saltare dalla sedia le persone trasparenti e non pagate a cottimo per scrivere articoli a favore del partito, é proprio una peculiarità della decisione di Francesco che ha riguardato il porporato sardo. Non si tratta di aver tolto il cardinalato come è avvenuto, seppur raramente, nella storia recente della Chiesa. Pensiamo al Cardinale Theodore McCarrick, grande maestro di alcuni membri del Sacro Collegio scelti proprio da Francesco. McCarrick non ha più alcun obbligo e alcun diritto riguardo al cardinalato. 

Angelo Becciu, invece, il 24 settembre 2020 é stato privato dei diritti e non dei doveri. Per questo motivo anche l’invito rivoltogli da Francesco non è un invito personale ma semplicemente è l’obbligo previsto dal Codice di diritto canonico al canone 356. I cardinali hanno l’OBBLIGO di collaborare, non il diritto. É ben diverso. 

Questi sono tutti elementi che fanno comprendere come i titoli clickbait siano del tutto fuorviante e sviliscano il ruolo del Sacro Collegio. Oltre a dimostrare una completa ignoranza di quei giornalisti che gravitano attorno a San Pietro a caccia di mani da baciare. 

L.M.

Silere non possum 






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