The Pope changed the Vatican State's criminal law in order to change the Supreme Court

L’infarto che ha colto di sorpresa il Sommo Pontefice è il secondo punto di svolta di questo Pontificato. Si tratta del secondo, perchè il primo è stato la morte del suo predecessore a dicembre 2022. All’interno della città Stato, infatti, c’è fibrillazione perchè Francesco teme seriamente di non riuscire portare a compimento tutto ciò che ha in testa. 

Il ricovero, avvenuto il 29 marzo 2023, si è reso necessario a seguito di un infarto che ha colpito Bergoglio. Non corrisponde al vero che il Papa arrivò al Gemelli incosciente, come ha affermato il pupillo di Padre Antonio Spadaro su Repubblica. Al Policlinico Francesco è arrivato cosciente ma solo grazie alla solerzia di Massimiliano Strappetti.  



Momenti decisivi

Ciò che ha riferito la Sala Stampa è chiaramente falso ma, come abbiamo già sottolineato, la colpa non è di Matteo Bruni. In Via della Conciliazione è arrivato, da subito, il comando: problemi respiratori. Solo successivamente il direttore della Sala Stampa ha saputo, ma gli è stato detto chiaramente di non parlarne assolutamente.

Il clima da preconclave, infatti, è solo nella testa di Francesco. Certo, sarebbe stupido pensare che non vi sia chi sta sperando che questa agonia della Chiesa finisca presto, ma non sta affatto avvenendo quanto Bergoglio riferisce, in gran segreto, alla stampa. Tutti questi articoletti in cui si parla di cardinali che organizzano incontri segreti per organizzare il post Francesco, sono chiaramente volti a screditare il Sacro Collegio, a definire la Chiesa una realtà alla Dan Brown. Ma nella realtà, nulla di tutto questo sta accadendo. Le manie di persecuzione, però, non abbandonano il Papa e quindi è convinto che se si dicesse chiaramente che ha avuto un infarto, tutti lo darebbero già per morto.

Il suo modus agendi confusionario, però, lo sta portando a compiere errori grossolani e a mettere in cattiva luce il lavoro della Sala Stampa. Nelle scorse ore, infatti, Francesco ha chiamato un fedele di Pesaro. Come i più grandi amici farebbero, quest'uomo non ha tenuto affatto il riserbo sulle parole scambiate con il Papa e, quindi, si è rivolto subito ai quotidiani locali per quei due trafiletti di visibilità. Le affermazioni del Papa vanno a confermare quanto Silere non possum aveva rivelato alle ore 19.38 del 29 marzo 2023. "Me la sono vista brutta, avevo perso conoscenza", ha riferito il Papa a Michele Ferri. Abbiamo consultato diversi luminari e non risulta, allo stato attuale, che vi siano soggetti che hanno perso conoscenza per via di una bronchite. Poi, Francesco è il Papa di moltissime "prime volte", pertanto tutto può essere.

Francesco è consapevole

“Quando il topo è nell’angolo morde, si dice. Possiamo considerare questo il momento in cui il Papa si sente nell’angolo”, riferisce un porporato. Il riferimento è chiaramente al fatto che Francesco, aldilà dei problemi di salute appena sorti, è consapevole del fatto che si tratta degli ultimi tempi del suo pontificato e, quindi, “deve sparare le sue ultime cartucce”. 

Dieci anni in cui, ormai ne siamo assuefatti, abbiamo visto una narrazione chiara: “Chiesa brutta, cattiva; io buono, sto ripulendo tutto”.

Questo emerge chiaramente anche dalla scelta di Francesco di ripuntare i riflettori sul caso di Emanuela Orlandi. Qualcuno farà presto a dimenticare che Bergoglio è stato il primo a dire al fratello della giovane: “Tua sorella è in cielo”. Con una freddezza incredibile. 

Oggi, però, Francesco ha un chiaro intento ed è quello di apparire come colui che vuole fare chiarezza su una vicenda torbida. Ancora una volta: prima cattivi, ora io buono. Lo fa in questo momento nel quale deve ripulirsi anche la reputazione del comportamento utilizzato nel processo Sloane Avenue. Gli interessi di Bergoglio vanno di pari passo con quelli del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, il quale ha più volte violato la normativa procedural penale di questo Stato. Certo, Diddi non conosce questa normativa perchè non ha mai studiato diritto canonico o vaticano, ma questo non giustifica il suo operato.

Se per aprire le tombe nel Campo Santo Teutonico, Alessandro Diddi si era mostrato scocciato e molto infastidito al punto di alimentare un diverbio con la famiglia durante le operazioni, oggi il Promotore di Giustizia si dice pronto a fare verità. Eppure, qualcuno nelle sacre stanze è convinto che il sistema sarà il medesimo utilizzato con Angelo Giovanni Becciu. Francesco e il suo mastino individueranno un capro espiatorio da martirizzare in pubblica piazza. Chissà se, anche questa volta, qualcuno passerà le segretissime carte a L’Espresso.



Salta la Corte di Cassazione

Una certezza in Vaticano c’era. Parlando con diversi principi della Chiesa, abbiamo sentito diverse considerazioni in merito al caso Sloane Avenue. Tutti, chi più convinto e chi meno, erano d’accordo nel dire che in Cassazione questo processo sarebbe saltato. E invece, la doccia è arrivata fredda qualche ora fa.

“Non salta il processo ma salta la Corte”, scherza un ecclesiastico. Da ridere, però, non c’è proprio nulla. Con il suo ennesimo Motu Proprio, Francesco, questa mattina, ha fatto letteralmente saltare la testa di Dominique François Joseph Mamberti. 

Le legge che lo stesso Bergoglio firmò nel 2020 prevedeva: “La corte di cassazione è costituita dal Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il quale assume le funzioni di presidente, da altri due Cardinali membri del medesimo Supremo Tribunale, designati dal presidente per un triennio, nonché da due o più giudici applicati, nominati per un triennio, con le modalità e nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 8.”

Questo è fondamentale anche per ribadire quanto Benedetto XVI ha sancito nella Legge sulle Fonti del 2008: “L’ordinamento giuridico vaticano riconosce nell’ordinamento canonico la prima fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo”. 

Il Prefetto del Tribunale della Segnatura, quindi, era anche a capo della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano. In questi anni, però, abbiamo visto l’ingresso di numerose persone che il diritto canonico non lo hanno visto neppure con il binocolo. A partire dagli avvocati italiani ammessi a patrocinare nei processi dinnanzi al Tribunale Vaticano. Alcuni difensori dell’affaire Sloane Avenue sono convinti che “il diritto canonico non c’entra nulla con questi processi”. Sarebbe come dire ad un avvocato italiano che “il diritto costituzionale non c’entra nulla con il processo tributario”. 

Sì, è il classico atteggiamento dell’italiano medio. Non conosco? Allora non è utile. Fine della discussione. All’interno dello Stato abbiamo inserito anche i vertici del Tribunale e dell’Ufficio del Promotore di Giustizia che non hanno mai studiato queste materie, quindi? Beh, la soluzione è eliminare il problema alla radice. Con il motu proprio odierno, Francesco decide che il Prefetto della Segnatura Apostolica non sarà il Presidente della Corte di Cassazione. “La corte di cassazione – recita il nuovo articolo – è costituita da quattro cardinali nominati per un quinquennio dal Sommo Pontefice, il quale designa fra essi il presidente, nonché da due o più giudici applicati, nominati per un triennio con le modalità e nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 8″. 

È chiaro che cambia completamente il funzionamento delle nomine all’interno della massima autorità giudiziaria, dopo il Papa, all’interno dello Stato. In precedenza i cardinali giudici erano scelti dal Presidente che, di diritto, era il prefetto della Segnatura. Dovevano essere, inoltre, appartenenti al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Ora, invece, tutto è deciso dal Papa e non è necessario che abbiano competenze specifiche. Francesco aveva già stravolto la Corte di Cassazione nel 2020, quando decise che potevano farne parte, come applicati, anche i laici. Questo era l’unico organo in cui non avevamo i laici.

“È consapevole che nessuno si sentirebbe di firmare una condanna di un soggetto giudicato sulla base di leggi ad personam. Si tratta a tutti gli effetti di un processo politico”. Sono parole forti quelle pronunciate da un cardinale di curia. Parole che, però, trovano conferma nei numerosi rescritti segreti e nelle leggi create ad occasionem. 



Errori e incompetenza

Il motu proprio contiene numerosi errori, come al solito. Bergoglio, lo abbiamo già detto, ha scelto di affidare la stesura di queste norme a persone completamente prive di competenza. Lo ha fatto anche con Praedicate Evangelium ed In Ecclesiarum Communione.

Già a settembre 2022 Alessandro Diddi aveva chiesto al Papa la modifica di alcune norme del codice penale e di procedura penale dello Stato. I risultati sono stati evidenti: leggi ad personam ed errori incredibili. 

In quella occasione, però, il Papa preferì che il tutto passasse per la Pontificia Commissione per lo SCV. La legge DXXXI presenta numerosi errori. Basti pensare che il Promotore di Giustizia viene chiamato Pubblico Ministero. Anche questa è una parte che all’avvocato romano che difese Buzzi non è mai entrata in testa.

Poi c’è il nuovo articolo 259 septies che, casualmente, prevede che “il Santo Padre” non può essere intercettato. Solo un mese dopo è emerso che Angelo Becciu aveva registrato la telefonata con il Pontefice. È incredibile che nessuno abbia ancora spiegato a questi illustri saggi del diritto che per questo Stato il Papa è “il Sommo Pontefice” e non “il Santo Padre”.

Anche il motu proprio odierno contiene numerosi errori, oltre che ad accorgimenti di comodo. Si guardi l’articolo 2, il quale prevede una modifica della legge promulgata da Giovanni Paolo II nel 1994. Viene scritto che all’articolo 1, comma 1, è necessario aggiungere “o il tribunale” e il provvedimento non è più un decreto ma una sentenza.

Modificando solo il primo comma, però, ci troviamo con un secondo comma che recita: “Il pagamento della sanzione pecuniaria nei termini fissati dal decreto dà luogo alla estinzione del reato contestato”. 

Se il provvedimento è una sentenza, non può essere un decreto. 

All’articolo 4 del motu proprio, poi, troviamo scritto: “All’art. 2, i commi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«1. I magistrati sono nominati dal Sommo Pontefice e nell’esercizio delle loro funzioni sono soggetti soltanto alla legge.

2. I magistrati esercitano i loro poteri con imparzialità, sulla base e nei limiti delle competenze stabilite dalla legge.».

Non vi è traccia del comma 3, il quale, nella legge precedente prevedeva: “I magistrati decadono dalle loro funzioni esclusivamente per volontà sovrana e per le cause di cessazione previste dalla presente legge”. 

Sarebbe interessante capire, quindi, quando decadono dalle loro funzioni i magistrati oggi. In una legge che sostanzialmente va ad assecondare tutti i desideri di questi avvocati o magistrati italiani che accedono al Vaticano solo per portare a casa lo stipendio e senza alcun interesse per il bene della Chiesa, del Papa e delle persone, sarebbe interessante capire quali sono i principi che guidano (o dovrebbero guidare) il loro operato.

“I magistrati dipendono gerarchicamente dal Sommo Pontefice”, era la previsione originaria dell’articolo 2. Oggi è sparita (art.4). Sostanzialmente, abbiamo degli avvocati che, quando sono aldilà del Tevere, urlano contro lo strapotere della magistratura; attraversato il Tevere, chiedono al Papa di modificare la legislazione perchè loro non devono dipendere dal Sovrano ma solo dalla Legge. Ci sarebbe da chiedersi: quale legge? Quella che non conoscono perchè non l’hanno neppure studiata? 

L’articolo 6 della legge voluta da Francesco nel 2020 recitava: “Almeno uno dei magistrati ordinari del tribunale svolge le sue funzioni in regime di tempo pieno, senza avere rapporti di lavoro subordinato né svolgere attività libero-professionali con carattere continuativo”. 

Norma particolarmente importante, sopratutto guardando alla problematica di persone che, senza competenza, esercitano funzioni in questo Stato e continuano a svolgere attività all’estero nei loro studi italiani. 

Oggi il Papa torna sui suoi passi e, mentre si scaglia contro la ricchezza dei presbiteri e dei vescovi, sancisce che questi laici, invece, possono fare ciò che vogliono. Quindi? Nessun magistrato sarà tenuto a svolgere funzioni in regime di tempo pieno. Certo, questo è in palese contraddizione con quanto Francesco scrive nella premessa del motu proprio odierno: “Le esigenze emerse nel corso degli ultimi anni nel settore dell’amministrazione della giustizia richiedono ulteriori adeguamenti della normativa penale e dell’ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano” e ancora: “tenuto conto del moltiplicarsi delle questioni che richiedono una definizione sollecita e giusta in ambito processuale, della loro complessità e del crescente carico di lavoro che ne deriva per gli organi giudiziari, pare opportuno introdurre alcune modifiche volte a garantire che sia mantenuta e se possibile migliorata la funzionalità del sistema”. 

Come si può pensare di garantire la funzionalità del sistema se si eliminano le norme che tengono queste persone attaccate alle loro scrivanie? Già hanno commesso tutti questi errori quando erano “full time”, figuriamoci ora. 

Ad ottobre 2022 il Presidente del Tribunale Vaticano, durante un incontro presso l’università LUMSA ha riferito di fare “avanti e indietro da Catania”. Qualche prelato si è chiesto “chi paga questi viaggi?”

Certo, la stessa legge di Francesco del 2020 chiarisce tutto: “Gli organi giudiziari godono di autonomia di spesa per il loro funzionamento, sulla base e nei limiti delle disposizioni contabili vigenti nello Stato. I relativi oneri gravano sul bilancio del Governatorato”. 

Ed è proprio dal Governatorato che qualcuno sta storcendo un po’ il naso, perchè “le spese del tribunale e dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, in questi anni sono esorbitanti”, riferisce qualcuno.

Che dire? Se prima lo Stato della Città del Vaticano era un esempio da seguire, ora Recep Tayyip Erdoğan ci fa un baffo. 

F.P.

Silere non possum