Il Pontefice ha annullato completamente qualsiasi regola di diritto e sta alimentando uno stato di polizia volto a seminare il terrore. Più che un pontificato sembra una dittatura. 

Le regole e i principi del processo sono completamente sospesi e, oltre Tevere, nessuno osa dire nulla. In questo clima di stato di polizia, Francesco sta facendo processare il cardinale Angelo Becciu e altri imputati per una trattativa nella quale è entrato lui stesso.

Il diritto canonico, il quale rammento agli improvvisati giuristi, è la sorgente anche del diritto vaticano, ha come fine ultimo quello di ricercare la verità. Se in questo procedimento si ricercasse davvero la verità, in aula, martedì, ci sarebbero il Papa in persona e il segretario di Stato. Questi non sarebbero lì quali parte civile ma come co-imputati.

Francesco però ha scelto di utilizzare lo stesso modus agendi che viene usato dai pubblici ministeri italiani, far fuori gli avversari attraverso procedimenti penali studiati ad hoc. Ed ecco qua, ci ritroviamo a celebrare un processo con una schiera di avvocati che non hanno neppure sottomano un codice di procedura penale che gli faccia capire cosa si può e cosa non si può fare in aula.

I più illustri giuristi hanno in mano delle fotocopie del codice del 1913 senza neppure gli aggiornamenti con le varie leggi emanate dalla commissione cardinalizia o dal sommo pontefice. Fotocopie del codice del Regno di Italia. Fotocopie!

Alla base del “giusto processo”, così come sancito nelle varie convenzioni internazionali, vi è proprio la conoscenza, da parte degli imputati, delle norme penali e di procedura. Se il cittadino non sa neppure quali sono i reati, difficilmente potrà avere consapevolezza di aver violato delle norme.



Bose: un fuggi fuggi e uno stato di polizia 

Non solo Francesco utilizza questo "braccio forte" in Vaticano ma anche nella Chiesa Universale. A Bose ha inviato il suo "sicario" (espressione non casuale, il Pontefice la utilizza serenamente con le donne che scelgono di abortire) di fiducia: padre Amedeo Cencini.

Proprio da quella comunità e dalle comunità "sorelle" sono usciti (da giugno 2021) altri tre monaci ed una ha chiesto due mesi di extra domum. Un'altra starà fuori dalla comunità per alcuni mesi. 

Il delegato pontificio continua ad ingerire nella vita privata dei monaci, a tal punto da violare completamente la libertà degli stessi. Il priore continua ad urlare e a imporre la propria posizione all'interno dei capitoli. Controlli sui movimenti, sui computer, sui cellulari e quanto di più illegale ci possa essere. 

Sono solo alcune delle operazioni da stato di polizia che vengono messe in atto a Magnano. 



La guerra a Comunione e Liberazione

La guerra di Francesco continua contro i movimenti e le nuove realtà laicali. L'altra vittima sacrificale è ora la realtà dei memores domini di Comunione e Liberazione. L'occhio gesuita su quella realtà era da molto in attesa di poter concludere l'agguato. Diversi i momenti di frizione con don Carròn, quando Francesco emanò il Decreto sull'esercizio del governo all'interno delle associazioni internazionali di fedeli, il presidente inviò una lettera dove faceva presente che si sarebbero immediatamente adeguati a quanto disposto. Il 16 settembre Francesco chiese espressamente che Carron fosse presente all'incontro con i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità ma il sacerdote ha inviato un suo delegato. Scelta che ovviamente il Pontefice ha preso sul personale.

Così, secondo le regole della santa misericordia, il 24 settembre ha deciso di rendere pubblica una decisione che aveva da un po' nel cassetto. Il commissariamento della realtà dei memores domini con due inviati: quello di facciata, Mons. Santoro, molto vicino alla realtà di CL ma uomo vicino anche al Papa, e il sicario padre Gianfranco Ghirlanda. Quest'ultimo è il vero inviato del Papa soprattutto per ribaltare, dal punto di visto canonistico, le questioni statutarie.

Francesco ha così capito che per andare a mettere delle pezze deve scegliere dei giuristi, ovviamente però, avendo sempre sparato a zero su tutti, ora gli restano pochi fedeli ed uno di questi è ovviamente Ghirlanda. Il gesuita è uno dei grandi uomini incaricati a sradicare "il problema" dell'omosessualità nel clero. Sono diversi gli interventi di quest'uomo in merito, soprattutto, alle questioni relative agli omosessuali nei seminari e nelle case religiose. Ancora una volta, quindi, Francesco sceglie un omofobo d'esperienza per andare a radere al suolo una realtà quale quella di CL. Sembra che il Pontefice, seguendo la grande tradizione gesuitica, abbia la convinzione che i problemi di alcune comunità abbiano la stessa radice.

F.P.

Silere non possum