Sloane Avenue: interrogato Di Ruzza



Sloane Avenue: at the hearing of 27 April 2022, Tommaso Di Ruzza was examined.






Questa mattina (27 aprile 2022) si è celebrata la tredicesima udienza nella quale è stato interrogato il dott. Tommaso Di Ruzza, ex direttore dell’AIF. Quattro ore e mezza. Il Promotore di Giustizia, in una informativa di Polizia Giudiziaria del 25 ottobre 2021 riferiva: “Da quanto emerso dalle indagini esperite, l’Autorità d’Informazione Finanziaria ed in particolare Tommaso DI RUZZA, risulta aver svolto un ruolo fondamentale nella vicenda legata al noto immobile di Londra, pubblicamente conosciuta come Sloane Avenue”. 

È la stessa Pubblica Accusa a riferire che il coinvolgimento, sia di René Brülhart sia di Tommaso Di Ruzza, inizia con la comunicazione inviata dall’ex direttore dell’AIF al Sostituto Edgar Peña Parra nella quale l’Autorità d’Informazione Finanziaria si rendeva disponibile a “fornire il massimo supporto”.  

Se questo è il punto da cui partono i PdG è chiaro che a introdurre Di Ruzza e Brülhart nell’affaire è stato proprio il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. Peña Parra però, non è fra gli imputati. Perchè?

“Con tale comunicazione, scrivono i Promotori, lo stesso Direttore chiedeva, oltre alla documentazione utile all’analisi del caso, anche un resoconto della vicenda relativa all’investimento in Sloane Avenue, ottenendo, in poco più di 3 giorni e precisamente in data 22-3-2019, un elaborato che, anche se non firmato, i metadati presentano come redatto da “Fabrizio” ovvero Fabrizio TIRABASSI, nel quale si pongono in risalto le varie fasi dell’operazione finanziaria che ha pottato la Segreteria di Stato a porre in essere le condizioni contrattuali che hanno permesso a Gianluigi TORZI di realizzare la sua opera estorsiva”.  

L’elaborato sarà stato anche redatto da Tirabassi ma il colloquio loro lo hanno fatto con il Sostituto in persona, quindi non avevano motivo di dubitare. Come al solito abbiamo la conferma che in questo processo si trovano alla sbarra solo le ultime “pedine” ma non le “grandi teste” che hanno reali responsabilità.

L’interrogatorio di questa mattina

Tommaso Di Ruzza ha riferito che “l’autorità ha agito in maniera corretta, nei limiti del proprio mandato, e nel rispetto delle prerogative dello Ior”. Ha dichiarato: “Ho agito sempre nell’esclusivo interesse della Santa Sede, in linea con il mandato che mi era stato conferito e nei limiti delle informazioni disponibili”.  L’ex direttore AIF ha continuato: “Nel corso del mio servizio all’Aif iniziato nel 2011, e in particolare dal 2015, anno in cui fui nominato direttore non ho mai conosciuto o tenuto rapporti con Fabrizio Tirabassi, Gianluigi Torzi, Raffaele Mincione, Nicola Squillace, Enrico Crasso, o Cecilia Marogna. Di contro, ho conosciuto per ragioni istituzionali mons. Mauro Carlino – con il quale non ho mai intrattenuto alcun rapporto in relazione ai fatti oggetto del processo, se non per fissare incontri con il sostituto alla Segreteria di Stato S.E.R. Mons. Edgar Peña Parra – così come il cardinale Giovanni Angelo Becciu, che ho incontrato due volte in Segreteria di Stato nel 2018, in merito a questioni d’ufficio estranee ai capi di imputazione”.

Anche questo imputato afferma che il Papa sapeva, anzi ha riferito: “in relazione alle vicende oggetto del procedimento, i miei unici interlocutori sono stati Sua Santità Papa Francesco, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, e il Sostituto mons. Edgar Peña Parra, i vertici dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), il presidente dott. Jean-Baptiste Douville de Franssu, e il direttore Generale dott. Gianfranco Mammì, oltre che – per ovvie ragioni d’ufficio – l’allora presidente dell’Aif dott. René Brülhart”.  Durante il suo primo incontro con il Sommo Pontefice, avvenuto il 26 marzo 2019, Tommaso Di Ruzza riferisce di averlo informato “circa gli esiti delle prime analisi svolte a seguito della comunicazione della Segreteria di Stato all’Aif del 22 marzo 2019. Il Santo Padre mi riferì di avere invitato il Sostituto mons. Peña Parra a rivolgersi al presidente e al direttore dell’Aif in quanto persone di fiducia della Santa Sede”, ha dichiarato Di Ruzza: “Sul merito della vicenda egli disse, in sintesi, che era interesse della Santa Sede voltare pagina e in tale contesto si collocava la decisione di una gestione diretta, senza intermediari, dell’immobile di Londra. Chiese quindi espressamente di fornire assistenza al Sostituto. Seguirono altri incontri e contatti, anche telefonici, di aggiornamento, nel periodo marzo-settembre 2019, dei quali mi riservo di indicare con precisione le date non appena prenderò possesso dei miei dispositivi”. Emerge, infatti, anche nel suo caso che non dispone dei dispositivi per poter dare riscontro della verità.

Anche il Segretario di Stato, Pietro Parolin, come abbiamo visto è coinvolto nella vicenda ma non è fra gli imputati. Tommaso Di Ruzza questa mattina ha spiegato aver avuto incontri regolari con il cardinale Parolin, “in merito sia alla richiesta di anticipazione di liquidità formulata dalla Segreteria di Stato allo Ior, e sia alle attività istituzionali condotte dall’Aif a livello interno e internazionale”. La lettera del Cardinale Parolin l’abbiamo anche pubblicata. “In particolare, nel corso dei colloqui, in relazione alla vicenda dell’immobile di Londra, “è stata sempre espressa la volontà di non avviare alcun contenzioso e di giungere ad una soluzione transattiva delle questioni pendenti nell’interesse della Santa Sede, tenuto conto dei contratti firmati e ratificati nel novembre e dicembre 2018″ ha riferito.

Anche con l’attuale Sostituto, ha detto l’ex direttore di AIF, “i contatti e gli incontri sono stati frequenti nel periodo marzo-settembre 2019. Anche in questo caso mi veniva rappresentato che era volontà dei superiori quella di non avviare contenziosi e di giungere ad una soluzione bonaria nell’interesse della Santa Sede, tenuto conto dei contratti firmati e ratificati nel novembre e dicembre 2018”.

Il pentito Perlasca

Non solo quindi non si chiamano a rispondere le persone coinvolte ma addirittura per coloro che hanno messo la Segreteria di Stato in seria difficoltà il Tribunale ha archiviato tutte le accuse. È il caso di Mons. Alberto Perlasca. 

Quando i Promotori di Giustizia hanno sentito i dipendenti della Segreteria di Stato non vi era alcun dubbio sulla percezione che vi era in Terza Loggia di quest’uomo. Si tratta di un soggettino intrattabile.

“Andava preso con le pinze” il monsignore che ora si vede raramente in giro per la Città Stato e vive sotto lo stesso tetto di Francesco, protetto e coccolato. Sono le parole dei fedeli laici che hanno servito e servono da lungo tempo la Segreteria di Stato e sono rimasti allibiti da quanto è avvenuto negli ultimi anni. Addirittura emerge come Mons. Perlasca abbia chiesto di autenticare delle firme a persone che neppure conoscevano il contenuto delle cose che andavano a firmare. Richiesta del CapoUfficio, quindi si obbedisce. Un mantra che emerge, quest’obbedienza. Peccato però che poi nessuno tenga in considerazione questa decantata obbedienza quando si tratta di imputare reati e pagare per i misfatti.

Le eccezioni di nullità

Nei giorni scorsi, nella Cancelleria del Tribunale Vaticano è giunta una (nuova) eccezione di nullità formulata dalla difesa di Enrico Crasso. La difesa ha affermato che non è possibile sottoporsi ad interrogatorio in quanto il computer del finanziere è ancora nella disponibilità del PdG e non è stato restituito.

Il Promotore di Giustizia Zanotti ha riferito che la richiesta “non è sorretta da adeguata motivazione”, in sostanza il professore non ha capito cosa sia il diritto di difesa, e, addirittura, “appare mossa da mere finalità dilatorie”. Chiaro? I diritti sono delle quisquìlie che servono agli avvocati per allungare i tempi. Una retorica che il professore ha imparato nella Repubblica Italiana dove negli ultimi anni si è propagandata la litania della prescrizione quale cavillo degli avvocati per salvare i delinquenti. Sì, siamo nel 2022 ma l’impianto resta quello dei tempi in cui si accendeva il fuoco e poi non c’erano diritti di difesa che tenessero. I tempi in cui la lama cadeva sul capo del primo che capitava e via. È questa l’idea di giustizia che hanno questi professori? Il loro datore di lavoro sicuramente sì, visto che ha condannato già un Principe della Chiesa senza processo. D’altro canto però il PdG ha fatto una concessione, che non è una concessione ma un diritto, ovvero ha permesso alla difesa di inviare un consulente tecnico per estrarre una copia forense dei dati.

Oggi il tribunale ha dichiarato non luogo a procedere in merito a queste eccezioni. “Non presentano elementi di novità in fatto e in diritto e contiene affermazioni irricevibili”, il buon Pignatone non ammette che gli avvocati gli dicano le cose come stanno. Il Tribunale conferma quindi le due ordinanze in cui ha stabilito, per la prima volta nel diritto vaticano, che il Promotore di Giustizia può fare ciò che gli pare. Avete presente il Marchese del Grillo? Ecco, proprio come la sua celebre frase: io so io, e voi…..

Le prossime udienze

Il Tribunale, al termine della giornata odierna ha stabilito che le prossime udienze saranno il 5,18, 20, 30 e 31 maggio e il 1 giugno.

G.M.

Silere non possum



PdG – Risposta alle eccezioni di Enrico Crasso




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