Minister Priti Patel and Minister Vincent Biruta responded to the criticism that has also been raised by the English church on the migrant plan.

La ministra dell’Interno del governo di Boris Johnson e il ministro per gli affari esteri del Ruanda hanno risposto alle critiche che sono state mosse dall’Arcivescovo di Canterbury, dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea in merito all’accordo per gestire i migranti illegali in UK.

Alle critiche si è aggiunto anche l’arcivescovo di York e primate d’Inghilterra Stephen Geoffrey Cottrell (la seconda carica rispetto a Justin Welby) il quale ha detto: “è angosciante apprendere che chi fugge da guerre, fame e oppressione nelle regioni più turbolente del mondo non sarà trattato con la dignità e la compassione meritate da ogni essere umano e, invece di essere esaminato con efficienza sul nostro suolo, verrà deportato in Ruanda, noi inglesi possiamo fare meglio di così”.

Ma Priti Patel e Vincent Biruta non hanno apprezzato queste critiche e sul The Times questa mattina hanno risposto sostenendo che chi muove queste accuse in realtà non ha mai fornito piani alternativi. In realtà i ministri non sono molto informati a quanto pare, visto che la Chiesa d’Inghilterra ha più volte prestato il proprio sostegno anche al governo inglese in riferimento ai migranti. Addirittura nel 2017 è stato redatto un documento per assistere i migranti. Non si può neppure ritenere che le politiche siano gestite dalla Chiesa, piuttosto però bisognerebbe tenere in considerazione alcuni dati oggettivi, ovvero il pericolo che queste persone corrono per arrivare in un Paese e poi rivedersi spedite indietro.

Patel e Biruta in questo articolo si scagliano contro i trafficanti di migranti ma la loro soluzione non colpisce i trafficanti. Non si parla di pene per queste persone oppure di una attività volta ad individuarli. Non si è fatto alcun accordo volto ad impegnarsi a identificare questi criminali e perseguirli penalmente. Gli unici accordi riguardano i disperati che sono disposti a tutto pur di lasciare il loro Paese. Forse sarebbe il caso di riflettere su due questioni: l’importanza della vita umana e il diritto a non emigrare. Come ricordava Benedetto XVI: «Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione conciliare Gaudium et spes al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti». Continuava poi: « Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che “diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”, (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998

Allora forse sarebbe più opportuno che il Regno Unito e tutti gli altri Paesi lavorassero nello stringere accordi non per rispedire al mittente gli esseri umani come fossero pacchi ma piuttosto per rendere quei Paesi luoghi dove le persone possano vivere serenamente e nel rispetto dei diritti umani.

G.M.

Silere non possum

Il testo dell'articolo in lingua italiana

Il sistema globale di asilo è difettoso. In tutto il mondo, sta sprofondando sotto la pressione di vere e proprie crisi umanitarie, e i trafficanti di persone sfruttano il sistema attuale per il proprio guadagno.

Questi criminali giocano sulle speranze dei migranti economici, spingendoli a fare viaggi pericolosi perché possono chiedere asilo se ce la fanno. Questo ha conseguenze devastanti per gli innumerevoli uomini, donne e bambini che hanno perso la vita o i loro cari in questi viaggi pericolosi. L’esistenza di queste rotte parallele è anche profondamente ingiusta in quanto favorisce coloro che hanno i mezzi per pagare i trafficanti di persone rispetto alle persone vulnerabili che non possono. Non si può più andare avanti così. Abbiamo bisogno di soluzioni innovative per porre fine a questo commercio mortale. Dobbiamo rendere il sistema più equo, assicurando che coloro che hanno bisogno di protezione siano in grado di trovare protezione, affrontando anche lo squilibrio del capitale umano e delle opportunità che guidano la migrazione economica.

Possiamo fornire modi legali, sicuri, ordinati e controllati alle persone per migliorare le loro vite, fuggire dall’oppressione, dalla persecuzione o dal conflitto e godere di nuove opportunità. Ecco perché il Regno Unito e il Ruanda sono entrati in un’innovativa partnership a lungo termine che stabilirà un nuovo standard internazionale.

Esso affronta questo urgente problema globale alla radice, affrontando gli sbilanciamenti del capitale umano che, insieme ai conflitti e all’instabilità, guidano la crisi migratoria globale. Attraverso l’investimento in posti di lavoro, competenze e opportunità in Africa, questo nuovo audace approccio spera di stabilire un precedente che potrebbe essere replicato altrove. Distruggerà il modello di business delle bande del crimine organizzato e dissuaderà i migranti a mettere a rischio le loro vite. E assicurerà che coloro che hanno veramente bisogno di protezione saranno al sicuro in un Paese ospitante riconosciuto a livello mondiale per il suo record di accoglienza e integrazione dei migranti. Questo è giustificato anche dalla storia recente del Ruanda, il Paese ha un coinvolgimento profondo nella situazione di coloro che cercano sicurezza e opportunità in una nuova terra. Il Ruanda si classifica costantemente come uno dei Paesi più sicuri del mondo.

Il Ruanda offre già rifugio a quasi 130.000 rifugiati provenienti da diversi paesi. Nel 2019, su richiesta dell’UNHCR, il Ruanda ha offerto rifugio a migranti in pericolo evacuati dalla Libia. Questo record dimostra l’impegno del Ruanda a proteggere le persone vulnerabili in tutto il mondo. Il Regno Unito e il Ruanda sono uniti nei loro sforzi per promuovere un nuovo sistema di asilo globale più equo ed efficace, che scoraggi la criminalità, lo sfruttamento e l’abuso. La migrazione illegale è un problema globale e stiamo lavorando insieme per definire un piano attuabile per affrontare una delle sfide più complesse del mondo di oggi. Stiamo facendo passi coraggiosi e innovativi ed è sorprendente che le istituzioni che criticano i piani non offrano le loro soluzioni. Permettere che questa sofferenza continui non è più un’opzione per nessuna nazione umanitaria.

Priti Patel and Vincent Biruta

per il The Times

The global asylum system is broken. Around the world, it is collapsing under the strain of real humanitarian crises, and because people traffickers exploit the current system for their own gain. These criminals play on the hopes of economic migrants, pushing them to make dangerous journeys because they can claim asylum if they make it. This has devastating consequences for the countless men, women and children who have lost their lives or lost loved ones on these perilous journeys. The existence of these parallel routes is also deeply unfair as it advantages those with the means to pay people traffickers over vulnerable people who cannot.

This can’t go on. We need innovative solutions to put a stop to this deadly trade. We must make the system fairer, by ensuring those in need of protection are able to find safety, while also addressing the imbalance of human capital and opportunity which drive economic migration. We can provide legal, safe, orderly and controlled ways for people to better their lives, flee oppression, persecution or conflict and enjoy new opportunities. That’s why the UK and Rwanda have entered a groundbreaking long-term partnership which will set a new international standard. It tackles this urgent global issue at its roots, by addressing the human capital imbalances which together with conflict and instability drive the global migration crisis. Through investment in jobs, skills, and opportunities in Africa, this bold new approach hopes to set a precedent that could be replicated elsewhere. It will disrupt the business model of organised crime gangs and deter migrants from putting their lives at risk. And it will ensure that those who are in genuine need of protection will be safe and secure in a host country recognised globally for its record on welcoming and integrating migrants. Because of Rwanda’s recent history, the country has a deep connection to the plight of those seeking safety and opportunity in a new land. Rwanda consistently ranks as one of the world’s safest countries.

Rwanda already provides refuge for almost 130,000 refugees from multiple countries. In 2019 at the request of the UNHCR, Rwanda offered sanctuary to endangered migrants evacuated from Libya. This record proves Rwanda’s commitment to protecting vulnerable people around the world. The UK and Rwanda stand together in their efforts towards promoting a new, fairer and more effective global asylum system, which deters criminality, exploitation and abuse. Illegal migration is a global issue and we are jointly leading in setting a viable plan to deal with one of the most complex challenges facing the world today.

We are taking bold and innovative steps and it’s surprising that those institutions that criticise the plans fail to offer their own solutions.

Allowing this suffering to continue is no longer an option for any humanitarian nation.

Priti Patel and Vincent Biruta

for The Times