USA: la sentenza Dobbs v. Jackson


The Supreme Court of the United States issued Dobbs v. Jackson. Let’s talk about what happened in America and what the Catholic Church said in these hours.





Venerdì 24 giugno 2022, la Corte Suprema americana ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade, eliminando il diritto costituzionale all’aborto dopo quasi 50 anni, in una decisione che trasformerà la vita americana e rimodellerà la politica nazionale. “La Roe è stata gravemente sbagliata fin dall’inizio”, ha scritto il giudice Samuel A. Alito Jr. Nel panorama cattolico si è scatenata una levata di scudi che farà certamente discutere per un pò. Nel frattempo gli Stati Uniti, sempre decantati come patria delle più grandi libertà, tornano a preoccupare. Tutto questo a pochi giorni dal provvedimento di estradizione ottenuto dal Regno Unito per il giornalista Julian Assange. Di quali libertà stiamo parlando?

Dobbs v. Jackson

La decisione, che ha ricalcato fedelmente una bozza di parere che era stata pubblicata dalla stampa ed aveva fatto scalpore, ha suscitato festeggiamenti da una parte e proteste in tutto il mondo, non solo fra i cattolici. Questo evidenzia come sia ancora divisivo il tema dell’aborto nonostante decenni di battaglie ideologiche e morali senza compromessi tra coloro che considerano la scelta di interrompere una gravidanza come un diritto e coloro che la considerano come un omicidio.

Il risultato, benché anticipato dalla bozza di parere trapelata e dalle posizioni assunte dai giudici durante le discussioni del caso, ha comunque prodotto onde d’urto politiche, eccitando i conservatori che si concentrano sempre più sulle lotte tra Stati negli USA e generando una nuova determinazione tra i democratici a fare del ripristino dei diritti all’aborto un elemento centrale delle elezioni dell’08 novembre 2022.

Venerdì sera le proteste si sono moltiplicate in tutto il Paese. Fuori dalla Corte Suprema, migliaia di sostenitori dei diritti all’aborto hanno manifestato insieme a piccoli gruppi di attivisti anti-aborto in festa, che soffiavano bolle di sapone. La folla si è riversata nelle strade di grandi città come Los Angeles, Chicago e Filadelfia, mentre altre più piccole si sono riunite in luoghi come Louisville, in Ky, e Tallahassee, in Florida. Gli organizzatori di alcuni raduni hanno esortato i sostenitori dei diritti all’aborto a portare la loro rabbia alle urne durante le elezioni di metà mandato, un punto ripreso dal Presidente Biden, che ha affermato che la decisione della Corte metterebbe a rischio la salute di milioni di donne.

“È la realizzazione di un’ideologia estrema e un tragico errore della Corte Suprema”, ha detto il Presidente Biden. Nel frattempo la Conferenza Episcopale Americana ha esultato per la decisione riferendo: “Questo è un giorno storico nella vita del nostro Paese, questa politica ha portato alla morte di decine di milioni di bambini non nati, generazioni a cui è stato negato il diritto di nascere” e, addirittura, hanno detto: “Ora è il momento di iniziare il lavoro di costruzione di un’America post-Roe”.

Considerazioni e prese di posizioni condivise anche a Roma, dove l’Arcivescovo Vincenzo Paglia ha riferito alla stampa: “Dopo questa sentenza bisogna approfondire la legge 194, sopratutto nella parte dove si parla del diritto delle donne, dell’educazione sessuale e della difesa della vita” per poi aggiungere: “Davanti ad una donna vittima di stupro le starei vicino fino all’inverosimile per non lasciarla mai sola”. Senza però entrare nel merito delle scelte che questa donna deve poter fare. Una donna vittima di stupro deve essere libera di poter scegliere, una scelta che il suo abusatore non le ha permesso. Una scelta che lo Stato non le può negare, commettendo un ulteriore abuso su di lei. 

La Corte Suprema rischia di perdere legittimità

La sentenza metterà a dura prova la legittimità della Corte e rivendicherà il progetto repubblicano, durato decenni, di nominare giudici conservatori pronti a respingere il precedente giurisprudenziale, che era stato ripetutamente riaffermato dai predecessori. Donald J. Trump  aveva giurato di nominare giudici che avrebbero annullato la Roe, questa è la dimostrazione che il dibattito non è scevro da ideologie. Tutti e tre i giudici nominati dall’ex Presidente erano in maggioranza nella sentenza.
Il presidente della Corte John G. Roberts Jr. ha votato con la maggioranza, ma ha detto che avrebbe seguito “un percorso più misurato”, senza annullare del tutto la Roe. I tre membri liberali della Corte hanno dissentito.

La materia del contendere

Il caso, Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, n. 19-1392, riguardava una legge promulgata nel 2018 dalla legislatura del Mississippi che vietava gli aborti se “la probabile età gestazionale del nascituro” fosse stata determinata in più di 15 settimane. La legge prevedeva eccezioni ristrette per le emergenze mediche o per “una grave anomalia fetale”.

L’opinione di maggioranza del giudice Alito non solo ha sostenuto la legge del Mississippi, ma ha anche affermato che la Roe e la Planned Parenthood v. Casey, quella decisione del 1992 che affermava il principio fondamentale della Roe, dovrebbero essere annullate.

Il ragionamento della Roe “era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose”, ha scritto il giudice Alito. “E lungi dal portare a una soluzione nazionale alla questione dell’aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e aumentato la divisione. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo”.

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

I giudici Clarence Thomas, Neil M. Gorsuch, Brett M. Kavanaugh e Amy Coney Barrett si sono uniti all’opinione di maggioranza.
Con un dissenso congiunto, i giudici Stephen G. Breyer, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan hanno scritto che la Corte ha arrecato un grave danno all’uguaglianza delle donne e alla sua stessa legittimità.

“Una nuova e scarna maggioranza di questa corte – che, appena ha potuto ha agito e – ha annullato Roe e Casey”, hanno scritto, aggiungendo che la maggioranza ha emesso “una decisione che autorizza persino il divieto totale di aborto”.

Il dissenso concludeva: “Con dolore – per questa corte, ma soprattutto per i molti milioni di donne americane che oggi hanno perso una fondamentale protezione costituzionale – dissentiamo”.

La decisione ha lasciato importanti domande senza risposta e ha rivelato tensioni tra i cinque giudici della maggioranza.

Una questione aperta era se la Costituzione richiedesse eccezioni ai divieti di aborto per la vita o la salute della madre, per le vittime di stupro o incesto o per le disabilità del feto. L’opinione della maggioranza ha notato che la legge del Mississippi prevede eccezioni per le emergenze mediche e le anomalie fetali, ma non dice che tali eccezioni sono obbligatorie.

In un parere concorde, il giudice Kavanaugh ha indicato che un’eccezione relativa alla sopravvivenza della madre potrebbe essere necessaria, ma non l’ha detto in modo così esplicito. ” Le leggi sull’aborto tradizionalmente e attualmente prevedono un’eccezione quando l’aborto è necessario per proteggere la vita della madre”, ha scritto. “Alcune leggi prevedono anche altre eccezioni”.


Ma alcune delle recenti leggi statali erano quasi categoriche, hanno scritto i giudici dissenzienti. “Alcuni Stati hanno emanato leggi che si estendono a tutte le forme di procedura abortiva, compresa l’assunzione di farmaci a casa propria”, si legge nell’opinione dissenziente. “Hanno approvato leggi senza alcuna eccezione per i casi in cui la donna è vittima di stupro o incesto. In base a queste leggi, una donna dovrà portare in grembo il figlio del suo stupratore o una ragazzina quello del padre, anche se questo distruggerà la sua vita”. Un’altra questione aperta è se altri precedenti siano ora a rischio. Il giudice Alito ha ritenuto che la sentenza della Corte è limitata.

“Per garantire che la nostra decisione non sia fraintesa o mal interpretata”, ha scritto, “sottolineiamo che la nostra decisione riguarda il diritto costituzionale all’aborto e nessun altro diritto”. Come se fosse poca cosa.

Il giudice Thomas, membro della maggioranza, ha espresso un parere concorde che manda un messaggio diverso. Ha scritto che è rigorosamente vero che l’opinione della maggioranza riguardava solo l’aborto, ma ha detto che la sua logica richiedeva alla Corte di riconsiderare le decisioni sulla contraccezione, sul sesso gay e sul matrimonio omosessuale. “Abbiamo il dovere di correggere l’errore stabilito in quei precedenti”, ha scritto, citando un parere precedente. Il rischio, ancora una volta, è che i giudici si sostituiscano alla politica, cosa che in Italia sta avvenendo da alcuni decenni.

Il giudice Kavanaugh ha adottato un approccio opposto nel suo parere concorde, affermando che i precedenti identificati dal giudice Thomas sono sicuri.

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Le promesse, hanno detto i giudici dissenzienti, sono inutili. “Il futuro significato dell’opinione di oggi sarà deciso in futuro”, hanno scritto. “E la legge spesso si evolve”. Il Presidente della Corte Suprema Roberts, che ha votato con la maggioranza ma non ne ha abbracciato il ragionamento, ha detto che avrebbe scartato solo un elemento della Roe: il divieto di vietare l’aborto prima della vitalità del feto. Il diritto all’aborto, ha scritto, dovrebbe “estendersi abbastanza da garantire una ragionevole opportunità di scelta, ma non deve necessariamente estendersi oltre – certamente non fino alla vitalità”.

Il presidente della Corte ha aggiunto: “La decisione della Corte di annullare Roe e Casey è un grave scossone al sistema legale, a prescindere da come si considerino questi casi. Una decisione più restrittiva che respingesse la linea sbagliata della viabilità sarebbe decisamente meno sconvolgente, e non c’è bisogno di altro per decidere questo caso”.

La reazione di alcune istituzioni della Chiesa Cattolica (e non della Santa Sede o del Vaticano, come ha scritto qualcuno) sono arrivate e arriveranno ancora nelle prossime ore. La posizione di Francesco in merito all’aborto è sempre stata chiara ed ha più volte ribadito la sua ferma opposizione a questa pratica. Noi siamo convinti che la sacralità della vita non deve essere mai messa in discussione, allo stesso tempo non si possono mettere sullo stesso piano situazioni del tutto differenti. La Chiesa non solo ha il dovere di difendere la vita nascente ma anche in tutto il suo divenire, pertanto è lecito chiedersi: è bene far nascere un/una figlio/a in una famiglia che non lo/a vuole? è bene lasciare un/una figlio/a in una famiglia che lo maltratta e lo sottopone a trattamenti disumani? è bene lasciare una donna, vittima di stupro (richiamando l’esempio di Mons. Paglia) con un/una figlio/a  che, chiaramente, rifiuta? Possiamo noi decidere della vita degli altri? Sono domande che ci poniamo, alle quali non abbiamo risposta. Il confronto però, va fatto con le persone coinvolte e non con chi sta in cattedra.

R.M. e L.I.

Silere non possum

Sentenza Dobbs v. Jackson

Comunicato Conferenza Episcopale USA

In risposta alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nella causa Dobbs contro Jackson Women’s Health Organization, l’arcivescovo José H. Gomez di Los Angeles, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) e l’arcivescovo William E. Lori di Baltimora, presidente della Commissione per le attività a favore della vita dell’USCCB, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

“Questo è un giorno storico nella vita del nostro Paese, un giorno che suscita i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre preghiere. Per quasi cinquant’anni, l’America ha applicato una legge ingiusta che ha permesso ad alcuni di decidere se altri possono vivere o morire; questa politica ha portato alla morte di decine di milioni di bambini non ancora nati, generazioni a cui è stato negato il diritto di nascere.

“L’America è stata fondata sulla verità che tutti gli uomini e le donne sono creati uguali, con il diritto, dato da Dio, alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Questa verità è stata gravemente negata dalla sentenza Roe v. Wade della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha legalizzato e normalizzato l’uccisione di vite umane innocenti. Oggi ringraziamo Dio perché la Corte ha ribaltato questa decisione. Preghiamo che i nostri funzionari eletti promulghino leggi e politiche che promuovano e proteggano i più vulnerabili tra noi.

“Il nostro primo pensiero va ai piccoli a cui è stata tolta la vita dal 1973. Piangiamo la loro perdita e affidiamo le loro anime a Dio, che li ha amati da sempre e che li amerà per l’eternità. I nostri cuori sono anche con tutte le donne e gli uomini che hanno sofferto a causa dell’aborto; preghiamo per la loro guarigione e garantiamo la nostra continua compassione e il nostro sostegno. Come Chiesa, dobbiamo servire coloro che affrontano gravidanze difficili e circondarli di amore.

“La decisione di oggi è anche il frutto delle preghiere, dei sacrifici e del sostegno di innumerevoli americani comuni di ogni estrazione sociale. In questi lunghi anni, milioni di nostri concittadini hanno collaborato pacificamente per educare e persuadere i loro vicini sull’ingiustizia dell’aborto, per offrire assistenza e consulenza alle donne e per lavorare per alternative all’aborto, tra cui l’adozione, l’affido e politiche pubbliche che sostengono veramente le famiglie. Oggi condividiamo la loro gioia e siamo loro grati. Il loro lavoro per la causa della vita riflette tutto ciò che di buono c’è nella nostra democrazia, e il movimento pro-vita merita di essere annoverato tra i grandi movimenti per il cambiamento sociale e i diritti civili della storia della nostra nazione.

“Ora è il momento di iniziare il lavoro di costruzione di un’America post-Roe. È il momento di sanare le ferite e di riparare le divisioni sociali; è il momento di una riflessione ragionata e di un dialogo civile, e di unirsi per costruire una società e un’economia che sostengano i matrimoni e le famiglie, e in cui ogni donna abbia il sostegno e le risorse di cui ha bisogno per mettere al mondo il proprio figlio con amore”.

Come leader religiosi, ci impegniamo a continuare il nostro servizio al grande piano d’amore di Dio per la persona umana e a lavorare con i nostri concittadini per mantenere la promessa dell’America di garantire il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità per tutte le persone”.

Comunicato della Pontificia Accademia per la Vita

In merito alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha modificato la posizione giuridica Roe v. Wade del 1973 sulla questione dell’aborto, la Pontificia Accademia per la Vita presenta la seguente dichiarazione.

La Pontificia Accademia per la Vita si unisce alla dichiarazione dei Vescovi statunitensi sulla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti. Come hanno dichiarato l’arcivescovo H. Gomez e l’arcivescovo Lori:

“È un tempo per sanare le ferite e riparare le divisioni sociali; è un tempo per la riflessione ragionata e il dialogo civile, e per unirsi per costruire una società e un’economia che sostenga i matrimoni e le famiglie, e dove ogni donna abbia il sostegno e le risorse di cui ha bisogno per mettere al mondo il suo bambino nell’amore”.

Il parere della Corte mostra come la questione dell’aborto continui a suscitare un acceso dibattito. Il fatto che un grande Paese con una lunga tradizione democratica abbia cambiato la sua posizione su questo tema sfida anche il mondo intero. Non è giusto che il problema venga accantonato senza un’adeguata considerazione complessiva. La protezione e la difesa della vita umana non è una questione che può rimanere confinata all’esercizio dei diritti individuali, ma è invece una questione di ampio significato sociale. Dopo 50 anni, è importante riaprire un dibattito non ideologico sul posto che la tutela della vita ha in una società civile per chiedersi che tipo di convivenza e di società vogliamo costruire.

Si tratta di sviluppare scelte politiche che promuovano condizioni di esistenza a favore della vita senza cadere in posizioni ideologiche aprioristiche. Questo significa anche assicurare un’adeguata educazione sessuale, garantire un’assistenza sanitaria accessibile a tutti e predisporre misure legislative a tutela della famiglia e della maternità, superando le disuguaglianze esistenti. Occorre una solida assistenza alle madri, alle coppie e al nascituro che coinvolga tutta la comunità, favorendo la possibilità per le madri in difficoltà di portare avanti la gravidanza e di affidare il bambino a chi può garantirne la crescita.

L’arcivescovo Paglia ha detto che: “di fronte a una società occidentale che sta perdendo la passione per la vita, questo atto è un forte invito a riflettere insieme sul tema serio e urgente della generatività umana e delle condizioni che la rendono possibile; scegliendo la vita, si gioca la nostra responsabilità per il futuro dell’umanità”.






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