Viaggio Apostolico in Bahrein – 01 giorno



The first day of Pope Francis’ 39th Apostolic Journey





È iniziato ufficialmente il 39° viaggio Apostolico internazionale del Santo Padre Francesco. Il Pontefice si trova in Bahrein dove parteciperà alla conclusione del “Bahrain Forum for Dialogue: East and West for Human Coexistence”. All’evento parteciperà il Grande Imam di Al Azhar, il Presidente del Consiglio Musulmano degli Anziani Sua Eminenza Dr. Ahmed Al Tayyib, alla presenza di altri importanti leader religiosi.

Con questo viaggio, Francesco, in questi dieci anni di pontificato, ha raggiunto 55 Paesi.

Nel suo discorso al Palazzo Reale per la cerimonia di benvenuto, il Papa ha detto: “Esprimo apprezzamento per le conferenze internazionali e per le opportunità d’incontro che questo Regno organizza e favorisce, mettendo specialmente a tema il rispetto, la tolleranza e la libertà religiosa. […] Sono, soprattutto, impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa diventi piena e non si limiti alla libertà di culto; perché uguale dignità e pari opportunità siano concretamente riconosciute ad ogni gruppo e ad ogni persona; perché non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi. Penso anzitutto al diritto alla vita, alla necessità di garantirlo sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata”.

Senza citare espressamente la “pena di morte”, il Papa ha condannato questa pratica che ha recentemente preoccupato diverse organizzazioni per i diritti umani. Secondo un rapporto congiunto di Human Rights Watch (HRW) e dell’Istituto per i diritti e la democrazia del Bahrein, i tribunali del Bahrein hanno condotto “processi farsa” che hanno portato alla condanna e alla morte di otto uomini.

Il rapporto “La Corte è soddisfatta della confessione”: Bahrain Death Sentences Follow Torture, Sham Trials”, pubblicato il 10 ottobre 2022, i gruppi per i diritti sostengono che gli uomini sono stati condannati sulla base di confessioni ottenute con la tortura e con coercizione.

“Le numerose violazioni dei diritti umani alla base di queste condanne a morte non riflettono un sistema giudiziario, ma un modello di ingiustizia”, ha dichiarato Michael Page, vice direttore per il Medio Oriente di HRW, in un comunicato. Addirittura, hanno affermato gli attivisti, ad alcuni imputati è stato negato l’accesso alle prove utilizzate durante il processo e, in un caso, a un imputato non è stato permesso di controinterrogare “fonti segrete”. Addirittura, a nessuno degli imputati è stato concesso un avvocato durante gli interrogatori.

Il Pontefice ha poi lanciato un appello: “Non si può però dimenticare che nei nostri tempi c’è ancora troppa mancanza di lavoro, e troppo lavoro disumanizzante: ciò non comporta solo gravi rischi di instabilità sociale, ma rappresenta un attentato alla dignità umana. Il lavoro, infatti, non è solo necessario per guadagnarsi da vivere, è un diritto indispensabile per sviluppare integralmente sé stessi e per plasmare una società a misura d’uomo”. Proprio dal Bahrein, il quale è popolato in maggioranza da immigrati che “lavorano in modo cospicuo per lo sviluppo” del Paese, il Papa ha voluto “richiamare l’emergenza della crisi lavorativa mondiale: spesso il lavoro, prezioso come il pane, manca; sovente, è pane avvelenato, perché schiavizza”. 


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Il pensiero speciale allo Yemen

Il Papa “guardando alla Penisola arabica” ha rivolto “un pensiero speciale e accorato allo Yemen, martoriato da una guerra dimenticata che, come ogni guerra, non porta a nessuna vittoria, ma solo a cocenti sconfitte per tutti”. 

Il conflitto e la crisi umanitaria che ne è derivata hanno determinato nello Yemen una situazione drammatica con oltre 20.000 vittime civili tra marzo 2015 e marzo 2021. Quasi otto anni di conflitto hanno costretto più di 4 milioni di persone, tra cui più di 2,4 milioni di bambini e bambine, a lasciare le loro case, e si stima che il 65% della popolazione – 20 milioni di persone – abbia bisogno di assistenza umanitaria.

Da quando sono scoppiate le violenze, le condizioni della popolazione nello Yemen sono rapidamente peggiorate, portando il Paese sull’orlo della carestia e del collasso economico. La carenza di cibo, acqua potabile, servizi igienici e assistenza sanitaria, nonché la diffusione di massicce epidemie di colera e difterite, hanno gravato sulle condizioni di vita dei civili e privato le famiglie dei bisogni primari.


La giornata di Francesco

Prima di lasciare lo Stato della Città del Vaticano, il Sommo Pontefice ha ricevuto, presso la Domus Sanctae Marthae, tre famiglie di rifugiati dall’Ucraina, ospitati da famiglie italiane, accompagnate dall’Em.mo Card. Konrad Krajewski, Prefetto del Dicastero per la Carità.

Si tratta della moglie di un sacerdote ortodosso, con i suoi due figli, uno di 18 anni e una di 14 anni, dalla regione di Kropyvnytskyi, a 150 km da Mykolaiv, mentre il marito con il figlio maggiorenne sono rimasti in Ucraina; di una mamma di 30 anni con due figlie di 4 e 7 anni scappate dalla regione di Zaporizhzhia, parzialmente occupata; e di una donna di 53 anni con un figlio di 13 anni, con disabilità grave, e la mamma di 73 anni, da Kyiv.

Il Papa ha poi lasciato lo Stato e si è trasferito in auto all’Aeroporto Internazionale di Roma-Fiumicino nella Repubblica Italiana. Da lì, alle ore 9.45 – a bordo di un A330/ITA Airways – è partito alla volta di Awali.

L’aereo papale è atterrato alla Sakhir Air Base di Awali alle 16.36 (14.36 nello Stato della Città del Vaticano).

Al Suo arrivo alla Sakhir Air Base di Awali il Santo Padre è stato accolto dal Re del Regno del Bahrein, Sua Maestà Hamad bin Isa bin Salman Al Khalifa, dal Principe ereditario e Primo Ministro, Salmān bin Ḥamad Āl Khalīfa, da altri tre figli di Sua Maestà e da una nipote. Alcuni bambini in abito tradizionale hanno sparso petali di rose mentre il Papa e i Reali hanno attraversato la Guardia d’Onore, salutato le rispettive Delegazioni e raggiunto la Royal Hall dove si è svolto un breve incontro privato.

Al termine il Papa e i Reali del Bahrein hanno salutato il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyeb. Quindi il Santo Padre si è trasferito in auto al Sakhir Royal Palace per la visita di cortesia a Sua Maestà il Re. 

Il Pontefice ha offerto in dono a Sua Maestà una medaglia commemorativa.


L’artista Amalia Mistichelli ha creato la medaglia commemorativa di questo 39° Viaggio Apostolico.
In alto, l’immagine dell’Albero della Vita, situato sulla collina più alta del Bahrain che resiste da più di 400 anni in un luogo arido e desertico. Alla base dell’albero un simbolo del Qal’at al-Bahrain, imponente sito archeologico che fu la capitale dei Dilmun, una delle più importanti civiltà antiche della regione.
In basso, al centro, la statua di Nostra Signora d’Arabia collocata nell’abside dell’omonima Cattedrale di recente costruzione. Sulla sinistra, la Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, costruita su un terreno generosamente donato da S.A. il Re Hamad bin Isa bin Salman Al-Kahalifa e della quale fu posta la prima pietra grazie al Vescovo Camillo Ballin. Sulla destra la chiesa del Sacro Cuore, la prima chiesa cattolica dell’intera area del Golfo Persico, costruita e consacrata formalmente tra il 1939 e il 1940. In circolo, la dicitura latina della visita e in basso la data del Viaggio Apostolico nel Regno del Bahrain.

Visita di cortesia a Sua Maestà il Re del Bahrein 

Dopo la foto ufficiale e lo scambio dei doni, ha avuto luogo l’incontro privato, al quale hanno partecipato anche l’Eminentissimo Sig. Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin; il Sostituto della Segreteria di Stato, S.E.R.Mons. Edgar Peña Parra; il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, S.E.R. Mons. Paul Richard Gallagher; il Nunzio Apostolico, S.E.R. Mons. Eugene Martin Nugent; e il Segretario della Nunziatura Apostolica.

Al termine i Reali hanno accompagnato il Santo Padre nel cortile del Palazzo Reale per la cerimonia di benvenuto e l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico. Di seguito i discorsi pronunciati da Sua Maestà e dal Sommo Pontefice.

F.G.

Silere non possum


Discorso di benvenuto pronunciato da Sua Maestà Hamad bin Isa bin Salman Al Khalifa


Nel Nome di Allah il Clemente il Misericordioso,

Grazie ad Allah. Le preghiere e la pace siano sul messaggero di Allah, Maometto e sul suo casato e i suoi seguaci.
Santo Padre Francesco,
Egregio pubblico,
A nome nostro e a nome di tutta la popolazione del Bahrein, siamo lieti di dare a Sua Santità il benvenuto in Bahrein, come ospite d’onore, un caro ospite, e di esprimere il nostro orgoglio per la sua visita benedetta e storica nella terra delle antiche civiltà millenarie, nel Paese della tolleranza, della convivenza e della pace, augurando a Lei e al suo seguito un soggiorno gradevole.
Siamo certi che questa sua visita, che per noi significa molto per la sua autorevolezza e la grande stima di cui Lei gode a livello mondiale, e per i suoi sforzi lodevoli e benedetti che trovano sempre consenso ed apprezzamento, lascerà una grande impronta morale e spirituale nelle anime di quelli che la amano nella regione del Golfo e nel mondo arabo. Lei, Sua Santità, gode di qualità personali nobili e uniche, e di alte capacità di leadership, e di una fede tangibile, che noi condividiamo, nel ruolo del dialogo e della comunicazione tra i seguaci delle religioni celesti, accomunati dal messaggio monoteistico e dalla diffusione della parola della verità e della volontà di riformare.
Siamo lieti, in questa occasione, di ribadire la nostra grande stima per il suo ruolo influente nel ravvicinare i popoli per vivificare la nostra civiltà umana, che dobbiamo noi tutti tutelare e promuovere, tramite il consolidamento dei valori della giustizia, della carità, della tolleranza, del rispetto reciproco per diffondere la pace nel mondo. Ci uniamo a Sua Santità nel dire che la pace è la nostra unica via verso la speranza in un futuro sicuro, dove regnino l’amicizia e la stabilità.
Illustri ospiti, il nostro Paese gode di una esperienza antica, e noi andiamo fieri del suo capitale umano e
culturale. Le radici della nostra civiltà risalgono a più di 5 mila anni fa, quando fu un punto di incontro di tante civiltà mondiali, quando collegò l’Oriente con l’Occidente, dove si svilupparono il commercio e tanti altri mestieri, dove il clima aperto e tollerante abbracciò le diverse culture e religioni, con grande amore ed accoglienza.
Vorremmo, Santità, che Lei possa conoscere, durante il suo soggiorno, ciò che distingue il nostro Paese, come dimostra la realtà odierna, come terra di convivenza tra i seguaci delle diverse religioni, dove godono tutti, sotto la nostra protezione, dopo quella di Allah (sia lodato), della libertà di esercitare il proprio credo e di costruzione dei luoghi di culto, in un clima di amicizia, sintonia, e riconoscimento reciproco. Una realtà che il Bahrein ha sempre tutelato per garantire la stabilità sociale e la civiltà umana.
Non possiamo qui non parlare di una delle iniziative lanciate dal nostro Paese per sostenere gli sforzi di pace nel mondo, cioè “La Dichiarazione del Regno del Bahrein” che abbiamo lanciato qualche anno fa, come un documento che chiama alla diversità e respinge la discriminazione religiosa e condanna la violenza e l’incitamento (alla violenza). Questa dichiarazione si è unita a tanti altri documenti importanti avendo la stessa finalità, per consolidare le nostre posizioni comuni a favore di un mondo governato dalla tolleranza, dove si lotta per la pace, un mondo che respinge tutto ciò che minaccia la sua unità e il progresso della civiltà, che deve rimanere il motto più importante e la prova più grande della nostra unità umana.
Il Regno del Bahrein, che cerca di dare un contributo efficace per raggiungere questi nobili obiettivi per il bene dell’umanità e della fratellanza umana, ribadisce sempre l’importanza del partenariato mondiale che si basa sul dialogo diplomatico e i mezzi pacifici capaci di porre fine alle guerre e ai conflitti. Il Regno si è avviato sulla strada della fratellanza, la comprensione, il rispetto della sovranità degli Stati e del buon vicinato e la non ingerenza negli affari interni (degli Stati). Pertanto chiediamo alle grandi nazioni di operare per tutelare la sicurezza e la pace internazionali. Lanciamo un appello, in particolar modo, per porre fine alla guerra russo-ucraina e per iniziare negoziati seri tra le parti, e il Regno del Bahrein è pronto a svolgere qualsiasi ruolo in questo ambito.
Cari fratelli e amici, vediamo che tali partenariati internazionali efficaci daranno indubbiamente il loro contributo per spingere le superpotenze a rivedere e rinnovare i loro impegni per tutelare la sicurezza e la pace mondiale, e per evitare l’escalation e lo scontro e per reindirizzare gli sforzi internazionali facendo fronte alle ideologie estremiste e lavorando insieme nel risolvere qualsiasi questione politica, economica, sociale da un punto di vista umano e inclusivo, che prenda in considerazione la salvaguardia degli interessi mondiali, il bene dell’uomo e la stabilità dell’umanità. Tutto ciò richiede di rinnovare e migliorare l’ordine mondiale affinché possa diventare più giusto, più equo, più equilibrato nei confronti di tutte le nazioni e tutti i popoli.
Santità, alla fine di questo discorso, chiediamo ad Allah di benedire i suoi sforzi sinceri, mentre Lei svolge la sua missione lodevole a servizio dell’umanità per illuminare le menti, rafforzare la fede dei cuori, e diffondere la speranza nelle anime, e realizzare la riconciliazione e il ravvicinamento tra i popoli in un mondo che vive in sicurezza e in pace. E qui vorrei citare le parole di Allah l’altissimo: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme”.
Illustre ospite, le auguro un soggiorno gradevole tra di noi. Siamo molto lieti della sua visita e di aver accettato il nostro invito. Benvenuto ancora una volta nel Regno del Bahrein.


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Discorso pronunciato da Sua Santità Francesco


Maestà,
Altezze Reali,
illustri Membri del Governo e del Corpo Diplomatico,
distinte Autorità religiose e civili,
Signore e Signori,
As-salamu alaikum!
Ringrazio di cuore Sua Maestà per il gentile invito a visitare il Regno del Bahrein, per la calorosa e generosa accoglienza e per le parole di benvenuto che mi ha rivolto. Saluto cordialmente ciascuno di voi.
Desidero indirizzare un pensiero amichevole e affettuoso a quanti abitano questo Paese: ad ogni credente, ad ogni persona e ad ogni famiglia, che la Costituzione del Bahrein definisce «pietra angolare della società».
A tutti esprimo la mia gioia per essere tra voi.
Qui, dove le acque del mare circondano le sabbie del deserto e imponenti grattacieli affiancano i tradizionali mercati orientali, realtà lontane s’incontrano: antichità e modernità convergono, storia e progresso si fondono; soprattutto, genti di varie provenienze formano un originale mosaico di vita.
Preparandomi a questo viaggio, sono venuto a conoscenza di un “emblema di vitalità” che caratterizza il Paese. Mi riferisco al cosiddetto “albero della vita” (Shajarat-al-Hayat), al quale vorrei ispirarmi per condividere alcuni pensieri. Si tratta di una maestosa acacia, che sopravvive da secoli in un’area desertica, dove le piogge sono molto scarse. Sembra impossibile che un albero tanto longevo resista e prosperi in tali condizioni. Secondo molti, il segreto sta nelle radici, che si estendono per decine di metri sotto il suolo, attingendo a depositi sotterranei d’acqua.
Le radici, dunque: il Regno del Bahrein è impegnato nella ricerca e nella valorizzazione del suo passato, il quale racconta di una terra estremamente antica, alla quale, già millenni fa, le genti accorrevano, attirate dalla sua bellezza, data in particolare dalle abbondanti sorgenti di acque dolci che le diedero la fama di essere paradisiaca: l’antico regno di Dilmun era detto “terra dei vivi”. Risalendo le vaste radici del tempo – ben 4.500 anni di ininterrotta presenza umana – emerge come la posizione geografica, la propensione e le capacità commerciali della gente, nonché certe vicende storiche, abbiano dato al Bahrein l’opportunità di plasmarsi quale crocevia di mutuo arricchimento tra i popoli. Un aspetto, dunque, risalta da questa terra: essa è sempre stata luogo di incontro tra popolazioni diverse.
Ecco l’acqua vitale alla quale ancora oggi attingono le radici del Bahrein, la cui più grande ricchezza risplende nella sua varietà etnica e culturale, nella convivenza pacifica e nella tradizionale accoglienza  della popolazione. Una diversità non omologante, ma includente, rappresenta il tesoro di ogni Paese veramente evoluto. E su queste isole si ammira una società composita, multietnica e multireligiosa, capace di superare il pericolo dell’isolamento. È tanto importante nel nostro tempo, in cui il ripiegamento esclusivo su sé stessi e sui propri interessi impedisce di cogliere l’importanza irrinunciabile dell’insieme. Invece, i molti gruppi nazionali, etnici e religiosi qui coesistenti testimoniano che si può e si deve convivere nel nostro mondo, diventato da decenni un villaggio globale nel quale, data per scontata la globalizzazione, è ancora per molti versi sconosciuto “lo spirito del villaggio”: l’ospitalità, la ricerca dell’altro, la fraternità. Al contrario, assistiamo con preoccupazione alla crescita, su larga scala, dell’indifferenza e del sospetto reciproco, al dilatarsi di rivalità e contrapposizioni che si speravano superate, a populismi, estremismi e imperialismi che mettono a repentaglio la sicurezza di tutti. Nonostante il progresso e tante conquiste civili e scientifiche, la distanza culturale tra le varie parti del mondo aumenta, e alle benefiche opportunità di incontro si antepongono scellerati atteggiamenti di scontro.
Pensiamo invece all’albero della vita e negli aridi deserti della convivenza umana distribuiamo l’acqua della fraternità: non lasciamo evaporare la possibilità dell’incontro tra civiltà, religioni e culture, non permettiamo che secchino le radici dell’umano! Lavoriamo insieme, lavoriamo per l’insieme, per la speranza! Sono qui, nella terra dell’albero della vita, come seminatore di pace, per vivere giorni di incontro, per partecipare a un Forum di dialogo tra Oriente e Occidente per la pacifica convivenza umana. Ringrazio da ora i compagni di viaggio, in modo speciale i Rappresentanti religiosi. Questi giorni segnano una tappa preziosa nel percorso di amicizia intensificatosi negli ultimi anni con vari capi religiosi islamici: un cammino fraterno che, sotto lo sguardo del Cielo, vuole favorire la pace in Terra.
A tale proposito, esprimo apprezzamento per le conferenze internazionali e per le opportunità d’incontro che questo Regno organizza e favorisce, mettendo specialmente a tema il rispetto, la tolleranza e la libertà religiosa. Sono temi essenziali, riconosciuti dalla Costituzione del Paese, la quale stabilisce che «non vi deve essere alcuna discriminazione in base al sesso, alla provenienza, alla lingua, alla religione o al credo» (art. 18), che «la libertà di coscienza è assoluta» e che «lo Stato tutela l’inviolabilità del culto» (art. 22). Sono, soprattutto, impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa diventi piena e non si limiti alla libertà di culto; perché uguale dignità e pari opportunità siano concretamente riconosciute ad ogni gruppo e ad ogni persona; perché non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi. Penso anzitutto al diritto alla vita, alla necessità di garantirlo sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata.
Ritorniamo all’albero della vita. I molti rami di diverse dimensioni che lo caratterizzano col tempo hanno dato vita a folte chiome, accrescendone l’altezza e l’ampiezza. In questo Paese è stato proprio il contributo di tante persone di popoli differenti a consentire un notevole sviluppo produttivo. Ciò è stato reso possibile dall’immigrazione, di cui il Regno del Bahrein vanta uno dei tassi più elevati al mondo: circa la metà della popolazione residente è straniera e lavora in modo cospicuo per lo sviluppo di un Paese nel quale, pur avendo lasciato la propria patria, si sente a casa. Non si può però dimenticare che nei nostri tempi c’è ancora troppa mancanza di lavoro, e troppo lavoro disumanizzante: ciò non comporta solo gravi rischi di instabilità sociale, ma rappresenta un attentato alla dignità umana. Il lavoro, infatti, non è solo necessario per guadagnarsi da vivere, è un diritto indispensabile per sviluppare integralmente sé stessi e per plasmare una società a misura d’uomo.
Da questo Paese, attraente per le opportunità lavorative che offre, vorrei richiamare l’emergenza della crisi lavorativa mondiale: spesso il lavoro, prezioso come il pane, manca; sovente, è pane avvelenato, perché schiavizza. In entrambi i casi al centro non c’è più l’uomo, che da fine sacro e inviolabile del lavoro viene ridotto a mezzo per produrre denaro. Siano perciò ovunque garantite condizioni lavorative sicure e degne dell’uomo, che non impediscano, ma favoriscano la vita culturale e spirituale; che promuovano la coesione sociale, a vantaggio della vita comune e dello sviluppo stesso dei Paesi.
Il Bahrein vanta preziose acquisizioni in tal senso: penso, ad esempio, alla prima scuola femminile sorta nel Golfo e all’abolizione della schiavitù. Sia faro nel promuovere in tutta l’area diritti e condizioni eque e sempre migliori per i lavoratori, le donne e i giovani, garantendo in pari tempo rispetto e attenzione per quanti si sentono più ai margini della società, come gli emigrati e i detenuti: lo sviluppo vero, umano, integrale si misura soprattutto dall’attenzione nei loro riguardi.
L’albero della vita, che si erge solitario nel paesaggio desertico, mi richiama ancora due ambiti decisivi per tutti e che interpellano anzitutto chi, governando, detiene la responsabilità di servire il bene comune. In primo luogo la questione ambientale: quanti alberi vengono abbattuti, quanti ecosistemi devastati, quanti mari inquinati dall’insaziabile avidità dell’uomo, che poi gli si ritorce contro! Non stanchiamoci di adoperarci per questa drammatica urgenza, ponendo in essere scelte concrete e lungimiranti, intraprese pensando alle giovani generazioni, prima che sia troppo tardi e si comprometta il loro futuro! La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27), che avrà luogo in Egitto tra pochi giorni, sia un passo in avanti in tal senso!
In secondo luogo, l’albero della vita, con le sue radici che dal sottosuolo comunicano l’acqua vitale al tronco, e da questo ai rami e quindi alle foglie, che donano ossigeno alle creature, mi fa pensare alla vocazione dell’uomo, di ogni uomo che sta sulla terra: far prosperare la vita. Ma oggi assistiamo, ogni giorno di più, ad azioni e minacce di morte. Penso, in particolare, alla realtà mostruosa e insensata della guerra, che ovunque semina distruzione e sradica speranza. Nella guerra emerge il lato peggiore dell’uomo: egoismo, violenza e menzogna. Sì, perché la guerra, ogni guerra, rappresenta anche la morte della verità.
Rifiutiamo la logica delle armi e invertiamo la rotta, tramutando le ingenti spese militari in investimenti per combattere la fame, la mancanza di cure sanitarie e di istruzione. Ho nel cuore il dolore per tante situazioni di conflitto. Guardando alla Penisola arabica, i cui Paesi desidero salutare con cordialità e rispetto, rivolgo un pensiero speciale e accorato allo Yemen, martoriato da una guerra dimenticata che, come ogni guerra, non porta a nessuna vittoria, ma solo a cocenti sconfitte per tutti. Porto nella preghiera soprattutto i civili, i bambini, gli anziani, i malati e imploro: tacciano le armi, itacciano, tacciano le armi le armi, impegniamoci ovunque e davvero per la pace!
La Dichiarazione del Regno del Bahrein riconosce, a tale proposito, che la fede religiosa è «una benedizione per tutto il genere umano», il fondamento «per la pace nel mondo». Sono qui da credente, da cristiano, da uomo e pellegrino di pace, perché oggi come mai siamo chiamati, dappertutto, a impegnarci seriamente per la pace.
Maestà, Altezze Reali, Autorità, Amici, faccio dunque mio e condivido con voi, quale auspicio per questi desiderati giorni di visita nel Regno del Bahrein, un bel passaggio della stessa Dichiarazione: «Ci impegniamo a lavorare per un mondo dove le persone dal credo sincero si uniscono tra di loro per ripudiare ciò che ci divide ed avvicinare invece ciò che ci unisce».
Sia così, con la benedizione dell’Altissimo! Shukran! [grazie!]


TELEGRAMMI AI CAPI DI STATO


Presidente della Repubblica Italiana

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella, il seguente telegramma:

NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI NEL REGNO DEL BAHREIN, PELLEGRINO DI PACE E DI FRATERNITÁ, PER TESTIMONIARE L’IMPORTANZA DELL’INCONTRO TRA CIVILTA’, RELIGIONI E CULTURE, MI È CARO RIVOLGERE A LEI, SIGNOR PRESIDENTE, IL MIO DEFERENTE SALUTO, CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDI AUSPICI PER IL BENESSERE SPIRITUALE, CIVILE E SOCIALE DEL CARO POPOLO ITALIANO, CUI INVIO VOLENTIERI LA MIA BENEDIZIONE.

Presidente della Repubblica Ellenica (Grecia)

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire alla Presidente della Repubblica Ellenica, Katerina Sakellaropoulou, il seguente telegramma:

SORVOLANDO LO SPAZIO AEREO GRECO IN VIAGGIO VERSO IL BAHRAIN, INVIO UN SALUTO E UNA PREGHIERA DI AUGURIO A SUA ECCELLENZA E AI SUOI CONCITTADINI. SU TUTTA LA NAZIONE INVOCO LE BENEDIZIONI DI DIO ONNIPOTENTE PER L’UNITÀ, LA PROSPERITÀ E LA PACE.

Presidente della Repubblica di Cipro

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Anastasiadīs, il seguente telegramma:

SORVOLANDO CIPRO SULLA ROTTA PER IL BAHREIN, PORGO I MIEI PIÙ SENTITI AUGURI A VOSTRA ECCELLENZA E AI VOSTRI CONCITTADINI E INVOCO VOLENTIERI SULLA NAZIONE LE BENEDIZIONI DI DIO ONNIPOTENTE PER LA FRATELLANZA E LA CONCORDIA.

Presidente della Repubblica Araba d’Egitto

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, il seguente telegramma:

MENTRE SORVOLO L’EGITTO NEL MIO VIAGGIO APOSTOLICO IN BAHRAIN, INVIO I MIEI SALUTI E I MIEI AUGURI A SUA ECCELLENZA E AI SUOI CONCITTADINI, INSIEME ALLE MIE PREGHIERE AFFINCHÉ L’ONNIPOTENTE BENEDICA TUTTI GLI ABITANTI DELLA NAZIONE CON I SUOI DONI DI GIOIA E DI PACE.

Sovrano del Regno Hascemita di Giordania

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire al Sovrano del Regno Hascemita di Giordania, Abd Allāh II di Giordania, il seguente telegramma:

MENTRE SORVOLO IL VOSTRO REGNO IN VIAGGIO VERSO IL BAHRAIN, INVIO I MIEI SALUTI E AUGURI A VOSTRA MAESTÀ, AI MEMBRI DELLA FAMIGLIA REALE E A TUTTI I GIORDANI, INSIEME ALLE MIE PREGHIERE AFFINCHÉ L’ONNIPOTENTE CONCEDA ALLA NAZIONE LE SUE ABBONDANTI BENEDIZIONI.

Sovrano del Regno dell’Arabia Saudita

Il Sommo Pontefice, come di consueto, ha fatto pervenire al Sovrano del Regno dell’Arabia Saudita, Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, il seguente telegramma:

NEL MOMENTO IN CUI IL MIO VIAGGIO VERSO IL BAHRAIN MI PORTERÀ AD ATTRAVERSARE LO SPAZIO AEREO DEL VOSTRO PAESE, PORGO I MIEI AUGURI A VOSTRA MAESTÀ, AI MEMBRI DELLA FAMIGLIA REALE E A TUTTI I SAUDITI, INSIEME ALLE MIE PREGHIERE PER LA PACE E IL BENESSERE DELLA NAZIONE.






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