“Oriente e Occidente, due mari dal sapore opposto” – Viaggio Apostolico in Bahrain



The Pope closed the Bahrain Forum for Dialogue: East and West for Human Coexistence.
Speeches by the King, the Grand Imam and Pope Francis


Il pomeriggio di Papa Francesco in Bahrein


Nella giornata odierna, secondo giorno per il Papa in Bahrain, si è concluso il Dialogue Forum East and West for Human Coexistence.

Il Pontefice ha voluto partecipare a questo evento che mira a costruire ponti di dialogo tra leader di diverse religioni, pensieri e culture. Si tratta della seconda volta che il Papa si reca nella regione del CCG, dopo la sua prima visita storica ad Abu Dhabi nel 2019. Sua Altezza lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan disse “una visita che rappresenta la nostra profonda convinzione nei valori di amore, tolleranza e umanità e i nostri sforzi per raggiungere la pace, la sicurezza, la stabilità e la comprensione tra popoli e culture diverse”. La visita portò all’adozione del Documento sulla Fraternità Umana, oggi citato da Francesco in diverse parti del suo intervento.

Nel Bahrain Dialogue Forum, i due leader religiosi si sono incontrati, dopo tre anni, per riflettere e proseguire il cammino iniziato ad Abu Dhabi.

Tre gli interventi che si sono susseguiti nella chiusura: quello di Sua Maestà, quello di Sua Eminenza il Grande Imam di Al Azhar e di Sua Santità Papa Francesco.

Il Grande Imam ha detto: “la crudeltà del nostro mondo nei confronti dell’umanità si è ulteriormente aggravata con la violazione dei diritti più elementari dell’uomo alla sicurezza minima della sua vita e alla conservazione della sua natura umana innata che Dio gli ha donato”.

Il leader religioso si è scagliato poi contro la guerra ed ha sottolineato che la Pace dovrebbe essere la norma, la guerra una eccezione. Ma si è chiesto: “Come può realizzarsi una simile speranza sul nostro pianeta, dove solo l’1% della popolazione possiede la metà della ricchezza mondiale e solo 100 persone possiedono più ricchezza di 4 miliardi di loro simili”. 

Grande Imam contro Borrel 

Poi si è detto preoccupato perchè “ciò che rende la situazione ancora peggiore è il fatto che queste tragedie e calamità sono sostenute da teorie filosofiche che sono diventate una realtà nella società occidentale, assorbite dalla coscienza occidentale”. Esemplare, ha detto, è quanto accaduto qualche giorno fa, quando “abbiamo ascoltato la dichiarazione di un alto funzionario europeo, che ha descritto l’Europa come un idilliaco “giardino” di prosperità e il resto del mondo come una giungla”. Il Grande Imam di al-Azhar ha quindi mostrato il suo disappunto per le parole pronunciate da Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il politico, all’inaugurazione dell’Accademia Diplomatica Europea a Bruges, ebbe a dire “L’Europa è un giardino. Abbiamo costruito un giardino. Tutto funziona”. Si tratta della“migliore combinazione di libertà politica, prosperità economica e coesione sociale che l’umanità è stata in grado di costruire: le tre cose insieme” ha sottolineato. E poi ha detto “la maggior parte del resto del mondo è una giungla, e la giungla potrebbe invadere il giardino”. Questo linguaggio, non nuovo per Borrel, rischia di continuare a dipingere coloro che stanno “fuori dal giardino” come i nemici. Contro questa visione si è pronunciato oggi lo stesso Imam: “Queste affermazioni irresponsabili dimostrano solo una grossolana ignoranza delle civiltà orientali e della loro storia, che risale a più di cinquemila anni fa, non solo a tre o quattrocento anni fa”. 

Aḥmad al-Ṭayyib ha poi continuato “forse sarebbe corretto dire che l’Occidente ha bisogno della saggezza dell’Oriente, delle sue religioni e dei valori morali su cui è stato allevato il suo popolo, nonché della sua visione equilibrata dell’uomo, dell’universo e del nostro Creatore. Ha bisogno della spiritualità dell’Oriente e della sua profonda meditazione sulla realtà, per non essere più accecato dall’anteporre l’effimero all’eterno”. Richiamando poi l’Oriente ad “adottare la tecnologia occidentale e utilizzarla per il suo sviluppo tecnologico ed economico, oltre a importare prodotti industriali, medici, di difesa e di altro tipo dai mercati occidentali. Gli orientali hanno bisogno di una nuova visione dell’Occidente, piena di equità e carità”. 

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

L’invito poi agli intellettuali:“chiedo innanzitutto agli studiosi e ai pensatori religiosi di impegnarsi maggiormente nell’educazione dei giovani su questi fatti indiscutibili di comunanza religiosa”. 

Si è detto fiducioso e ha offerto la collaborazione “degli alti studiosi di Al Azhar e del Consiglio musulmano degli anziani” ad “ospitare un incontro simile con cuore aperto e mani tese, in modo da poterci sedere insieme in un’unica tavola rotonda per mettere da parte le nostre differenze e rafforzare la nostra unità islamica su posizioni che sono note per essere pragmatiche e servire gli obiettivi dell’Islam e della sua legge, che proibisce ai musulmani di cedere agli appelli alla divisione e alla frammentazione”. 

“Ho fiducia, ha concluso, che, se abbiamo buona volontà e determinazione, possiamo creare un modello civile che mostri l’Islam e i musulmani nel modo giusto che questa religione merita, una religione che richiede ai suoi seguaci, prima che agli altri, un trattamento equo”.

Oriente e Occidente due mari dal sapore opposto

“Viviamo tempi, ha detto il Pontefice, in cui l’umanità, connessa come mai prima, risulta molto più divisa che unita”. 

Prendendo in considerazione la natura del nome del Bahrein, il Papa ha parlato di “due mari dal sapore opposto: da una parte il mare calmo e dolce della convivenza comune, dall’altra quello amaro dell’indifferenza, funestato da scontri e agitato da venti di guerra, con le sue onde distruttrici sempre più tumultuose, che rischiano di travolgere tutti. E, purtroppo, Oriente e Occidente assomigliano sempre più a due mari contrapposti”. 

L’intento di questo incontro, ha sottolineato Francesco, è quello di “navigare nello stesso mare, scegliendo la rotta dell’incontro anziché quella dello scontro, la via del dialogo indicata da questo Forum: «Est e ovest per la coesistenza umana”. Francesco ha poi invitato a tenere sempre presente il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune “nel quale si auspica un fecondo incontro tra Occidente e Oriente, utile a risanare le rispettive malattie”. 

Rivolgendosi ai leader religiosi ha detto “Abbiamo un ruolo specifico e questo Forum ci offre un’ulteriore opportunità in tal senso. È nostro compito incoraggiare e aiutare l’umanità, tanto interdipendente quanto disconnessa, a navigare insieme. Vorrei dunque delineare tre sfide, che emergono dal Documento sulla Fratellanza umana e dalla Dichiarazione del Regno del Bahrein, su cui si è riflettuto in questi giorni. Esse riguardano l’orazione, l’educazione e l’azione”. 

La preghiera, ha detto, “è fondamentale per purificarci dall’egoismo, dalla chiusura, dall’autoreferenzialità, dalle falsità e dall’ingiustizia”. Per questo è necessaria la libertà religiosa. Richiamando la Dichiarazione del Regno del Bahrein, Francesco ha detto “non è sufficiente concedere permissioni e riconoscere la libertà di culto, occorre raggiungere la vera libertà di religione. E non solo ogni società, ma ogni credo è chiamato a verificarsi su questo. È chiamato a chiedersi se costringe dall’esterno o libera dentro le creature di Dio; se aiuta l’uomo a respingere le rigidità, la chiusura e la violenza; se accresce nei credenti la vera libertà, che non è fare quel che pare e piace, ma disporsi al fine di bene per cui siamo stati creati”. 

Riprendendo l’invito del Grande Imam, il Pontefice ha poi lanciato la seconda sfida: l’educazione. Essa “concerne essenzialmente la mente dell’uomo”. “Dove mancano opportunità di istruzione, ha denunciato il Papa, aumentano gli estremismi e si radicano i fondamentalismi. E, se l’ignoranza è nemica della pace, l’educazione è amica dello sviluppo, purché sia un’istruzione veramente degna dell’uomo, essere dinamico e relazionale: dunque non rigida e monolitica, ma aperta alle sfide e sensibile ai cambiamenti culturali; non autoreferenziale e isolante, ma attenta alla storia e alla cultura altrui; non statica ma indagatrice, per abbracciare aspetti diversi ed essenziali dell’unica umanità a cui apparteniamo”.

Nell’ambito educativo Francesco ha riconosciuto tre urgenze: il riconoscimento della donna in ambito pubblico, la tutela dei diritti fondamentali dei bambini e l’educazione alla cittadinanza.

Come terza sfida, poi, il successore di Pietro si è concentrato sull’azione. La dichiarazione, ha detto, «con forza dice “no” alla bestemmia della guerra e all’uso della violenza. E traduce con coerenza, nella pratica, tali “no”». 

“Perché non basta dire che una religione è pacifica, occorre condannare e isolare i violenti che ne abusano il nome. E nemmeno è sufficiente prendere le distanze dall’intolleranza e dall’estremismo, bisogna agire in senso contrario”, ha detto il Papa.

Francesco ha concluso: “Il Creatore ci invita ad agire, specialmente a favore di troppe sue creature che non trovano ancora abbastanza posto nelle agende dei potenti: poveri, nascituri, anziani, ammalati, migranti… Se noi, che crediamo nel Dio della misericordia, non prestiamo ascolto ai miseri e non diamo voce a chi non ha voce, chi lo farà?”


Di seguito pubblichiamo i discorsi integrali pronunciati dal Re, dal Grande Imam e dal Sommo Pontefice


SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Discorso di Sua Maestà Hamad bin Isa Al Khalifa


Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso

Sia ringraziato Dio, benedizioni e pace sul profeta di Dio, Maometto (Muhammad)
Sua Santità Papa Francesco
Sua Eminenza Grande Imam prof. Ahmed al Tayeb Sceicco di Al Azhar
Eminenze e saggi rappresentanti religiosi
Gentili presenti
La pace di Dio e le sue benedizioni siano con voi
È per noi un motivo di orgoglio dare nuovamente il benvenuto a Sua Santità Papa Francesco e a Sua Eminenza il Grande Imam di Al Azhar prof. Ahmed al Tayeb che si sono impegnati per arricchire questo forum e per il successo di questa onorevole visita. A loro siamo grati e riconoscenti per quello che hanno fatto e chiediamo a Dio protettore di aiutarli nello svolgere le loro grandi missioni e di renderle gradite ai suoi occhi. Diamo inoltre il nostro cordiale benvenuto ai nostri egregi ospiti e ci fa piacere incontrarvi in questo giorno benedetto, in occasione del forum di dialogo del Bahrein per l’umanità, un giorno che consideriamo memorabile e un evento rilevante i cui obiettivi coincidono con le aspirazioni del nostro Paese per l’umanità e il suo progresso. Possa ogni essere umano godere una vita degna e serena in un mondo più stabile e più sicuro. Vorremmo esprimere a tutti la nostra volontà e il nostro interesse per promuovere questo importante incontro mondiale, convinti del ruolo influente dei capi religiosi, dei pensatori ed esperti, nell’affrontare, per una maggiore pace e stabilità, le varie sfide e crisi che le nostre società si trovano di fronte.

Ci rallegra, al termine di questo incontro benedetto, congratularci con voi per il suo successo con la presenza e la partecipazione di questa élite di saggi dell’Oriente e dell’Occidente, che si sono dedicati al servizio dell’umanità e al lavoro per il suo progresso, e che sono riuniti nelle parole e nelle azioni per rafforzare i valori della pace e la reciproca conoscenza collaborando con rettitudine per promuovere la fratellanza e la pacifica convivenza fra tutti i popoli della terra.

Egregi ospiti! Abbiamo seguito tutti con grande interesse gli interventi e le discussioni del forum, e guardiamo alle sue conclusioni e raccomandazioni con ottimismo e grande speranza come guida per rafforzare il cammino di fratellanza dell’umanità, che ha un grande bisogno, come mai in precedenza, di ravvivare le vie della vicinanza e della comprensione fra i seguaci delle religioni e delle convinzioni come approccio principale per ottenere la concordia piuttosto che la contrapposizione, l’unità invece della divisione. E mentre camminiamo insieme, mano nella mano, per raggiungere l’obiettivo di un futuro prospero, dobbiamo tutti essere unanimemente concordi in queste condizioni eccezionali nel fermare la guerra fra Russia e Ucraina e avviare dei seri negoziati per il bene dell’intera umanità. Nella luce degli importanti risultati da voi raggiunti, che noi fortemente appoggiamo, non ci resta che affermare che dedichiamo a tali risultati, con l’aiuto di Dio, la nostra estrema attenzione, che possano prendere la giusta direzione negli sforzi che compiamo per contribuire alla diffusione della pace e al rafforzamento dei valori di tolleranza e convivenza fra i nostri paesi e i loro popoli. In conclusione, esprimiamo il nostro sincero apprezzamento agli stimati partecipanti per i loro sforzi degni di considerazione e gratitudine nello svolgere le loro nobili missioni. Porgiamo inoltre il nostro ringraziamento agli organizzatori del forum per averlo preparato e organizzato nel migliore dei modi, e chiediamo all’Altissimo di riempire di successi e di benedizioni i passi di tutti sul sentiero d’amore e concordia, armati di verità e pazienza per il bene dell’umanità.
La pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano con voi.



Discorso del Grande Imam di al-Azhar, Aḥmad Muḥammad Aḥmad al-Ṭayyib


Ogni lode è dovuta ad Allah. La pace e le benedizioni di Allah siano sul nostro Maestro, il Profeta Muhammad, sui suoi compagni e sulla sua famiglia.
Compagni e sulla sua famiglia.
Vostra Maestà Re Hamad bin Isa, Re del Regno del Bahrain, che Dio vi protegga,
Caro fratello Papa Francesco, Capo della Chiesa cattolica,
Signore e signori,
Che la pace e le benedizioni di Allah siano su tutti voi!

Vorrei iniziare il mio intervento esprimendo i miei più sentiti ringraziamenti e apprezzamenti a Vostra Maestà il Re Hamad e al vostro onorevole popolo, il popolo del Regno del Bahrein, per avermi invitato a partecipare a questo grande e illustre forum. a partecipare a questo grande e illustre forum intitolato “Oriente e Occidente per la coesistenza umana”.

Si tratta di un forum storico, che riunisce studiosi, saggi leader, intellettuali, politici e personaggi dei media altamente rispettati provenienti dall’Oriente e dall’Occidente. Pertanto, merita di passare alla storia e di avere le sue osservazioni e raccomandazioni orgogliosamente registrate in lettere d’oro, perché rappresenta una risposta tempestiva alle sfide moderne che si sono manifestate al di là dei confini di tempo e luogo.

Per quanto riguarda il luogo, il forum è ospitato nel Regno del Bahrein, la cui storia è orgogliosamente definita dal suo nobile popolo che ha sempre avuto a cuore la diversità e l’accettazione dell’altro, indipendentemente dalle differenze di razza, credo, pensiero o cultura. Questa eredità, onorata nel tempo, ha conferito al popolo del Bahrein la capacità distintiva di accogliere civiltà e culture in uno spirito di dialogo e incontro. Hanno trasformato gli aspetti migliori di queste civiltà in una fonte di energia creativa che favorisce la stabilità della società e uno sviluppo sociale costruttivo.

Per quanto riguarda il momento che rende questo incontro e i suoi simili una necessità e un’ancora di salvezza, la crudeltà del nostro mondo nei confronti dell’umanità si è ulteriormente aggravata con la violazione dei diritti più elementari dell’uomo alla sicurezza minima della sua vita e alla conservazione della sua natura umana innata che Dio gli ha donato.

In effetti, i sentimenti dell’uomo sono diventati completamente confusi a causa della manomissione della sua consapevolezza e della sua coscienza, che lo distraggono soddisfacendo i suoi istinti, invece di soddisfare le richieste della sua anima, dei suoi sentimenti e della sua coscienza. Queste ultime, infatti, non sono meno importanti di quelle del corpo. Soddisfare questi bisogni spirituali è più cruciale e persino indispensabile, perché sono la chiave per raggiungere l’equilibrio interiore, la stabilità e la pace mentale per tutti, indipendentemente dal modo in cui sono stati educati o dal luogo e dal momento in cui vivono.

Illustre pubblico, non credo sia necessario ripetere il discorso sul conflitto che l’umanità sta vivendo oggi, sia in Oriente che in Occidente, né cercare le cause di tale conflitto, le sue tragedie o le sue amare ripercussioni che affliggono l’uomo del XXI secolo. Come tutti voi ben sapete, si tratta di guerre, spargimenti di sangue, distruzioni, disordini, bambini orfani, vedovanza, povertà, lutti, immigrazione, sfollamento e paura di un futuro sconosciuto in cui prevalgono incertezza e costante preoccupazione. Il quadro è diventato troppo cupo per pensare che ci sia una speranza ma, quando iniziamo a contemplare la ragione di tutte queste tragedie, ci rendiamo subito conto che è “l’assenza di giustizia”. È la legge che Dio ha creato per garantire la stabilità della società e mantenere l’equilibrio che manca nella vita dell’uomo, cioè tra il corpo e l’anima. Quando questa legge divina non viene osservata, l’ordine del mondo intero e della natura viene turbato. Questo a prescindere da coloro che sono stati vittime di politiche economiche basate sul mercato, come l’avidità che genera un eccessivo desiderio di possedere e consumare, il commercio di armi pesanti e letali e l’esportazione di armi nei Paesi del Terzo Mondo. Non dimentichiamo che ciò è necessario per far prosperare il business delle armi, alimentando lotte settarie e razziali e provocando sedizione e conflitti, che si traducono nell’instabilità di nazioni un tempo sicure e protette.

In effetti, le testimonianze dei nostri dolori e delle nostre sofferenze sono così tante che si può facilmente cedere al pessimismo, alla delusione e alla mancanza di speranza per un mondo in cui la pace e la coesistenza dovrebbero prevalere; un mondo in cui la cooperazione e la buona volontà dovrebbero essere le caratteristiche più importanti; un mondo in cui la guerra dovrebbe essere un’eccezione. Come può realizzarsi una simile speranza sul nostro pianeta, dove solo l’1% della popolazione possiede la metà della ricchezza mondiale e solo 100 persone possiedono più ricchezza di 4 miliardi di loro simili? Ciò che rende la situazione ancora peggiore è il fatto che queste tragedie e calamità sono sostenute da teorie filosofiche che sono diventate una realtà nella società occidentale, assorbite dalla coscienza occidentale.

Queste teorie hanno controllato la percezione dei politici e hanno influenzato le loro decisioni sulle relazioni con i popoli poveri e in via di sviluppo. Esempi evidenti di tali teorie sono “Lo scontro di civiltà”, “La fine della storia” e “La globalizzazione”. Tutte queste teorie colonialiste e imperialiste stanno aprendo la strada a un nuovo sistema mondiale che controlla popoli e nazioni. Solo pochi giorni fa abbiamo ascoltato la dichiarazione di un alto funzionario europeo, che ha descritto l’Europa come un idilliaco “giardino” di prosperità e il resto del mondo come una “giungla”. [Il riferimento è a Josep Borrell ndr]

Queste affermazioni irresponsabili dimostrano solo una grossolana ignoranza delle civiltà orientali e della loro storia, che risale a più di cinquemila anni fa, non solo a tre o quattrocento anni fa.
La maggior parte dei timori che gli orientali nutrono oggi nei confronti dell’Occidente sono condivisi anche da illustri pensatori, governanti e leader di spicco dell’Occidente. Alcuni si rendono conto che la politica occidentale è diventata inefficace nel gestire le crisi internazionali. Questo perché le esibizioni di forza militare sono una minaccia per la politica vera. Io sostengo la necessità di sostituire la politica con la cultura nella sfera delle relazioni internazionali. Quest’ultima ha la capacità di comprendere l’uomo e di comprenderne i diversi aspetti, siano essi fisici, spirituali, intellettuali o emotivi.

Signore e signori,

devo sottolineare che non sono eccessivamente pessimista, né ho perso la speranza che le relazioni tra Occidente e Oriente possano presto ristabilirsi, con l’instaurazione di un’integrazione e di una cooperazione reciproca, con la dissoluzione dei confini e la realizzazione dell’unità, con la fine dell’isolamento tra Occidente e Oriente nell’ultimo secolo, con l’affidamento di entrambi sull’altro per un nuovo rapporto, basato sulla cooperazione, la stabilità e la sicurezza, con una pace giusta per tutti. Forse sarebbe corretto dire che l’Occidente ha bisogno della saggezza dell’Oriente, delle sue religioni e dei valori morali su cui è stato allevato il suo popolo, nonché della sua visione equilibrata dell’uomo, dell’universo e del nostro Creatore. Ha bisogno della spiritualità dell’Oriente e della sua profonda meditazione sulla realtà, per non essere più accecato dall’anteporre l’effimero all’eterno. È vero che “non è tutto oro quel che luccica”, come recita un vecchio adagio. L’Occidente ha bisogno dei mercati orientali e della sua forza lavoro per le sue fabbriche in Africa, Asia e altri luoghi. Ha anche bisogno delle materie prime che si trovano in questi due continenti, senza le quali l’Occidente non può produrre nulla.

Non è né giusto né equo ricompensare la benevolenza con la povertà, l’ignoranza e le malattie. Lo stesso si può dire per l’Oriente, che deve adottare la tecnologia occidentale e utilizzarla per il suo sviluppo tecnologico ed economico, oltre a importare prodotti industriali, medici, di difesa e di altro tipo dai mercati occidentali. Gli orientali hanno bisogno di una nuova visione dell’Occidente, piena di equità e carità. Hanno anche bisogno di una comprensione tollerante dei modi civili dell’Occidente e dei costumi occidentali, interpretandoli attraverso la lente delle circostanze speciali, degli sviluppi e delle risposte che l’Occidente ha pagato a caro prezzo per molti secoli. Gli studiosi musulmani dovrebbero continuare a mettere in evidenza ciò che l’Islam racchiude in termini di alti ideali, fratellanza e cooperazione umana e altri punti in comune su cui Occidente e Oriente concordano e che accolgono con favore. Inoltre, dovrebbero essere diligenti nel far conoscere agli occidentali il vero Islam.

È da notare che molti musulmani sono emigrati e si sono stabiliti in Occidente, diventando una componente inseparabile del suo tessuto sociale. Molti aspetti della vita occidentale sono stati trasferiti agli orientali, dominando le loro tradizioni, i loro costumi e la loro condotta moderna. Ha influenzato una parte significativa dei loro pensieri e delle loro prospettive, persino i programmi educativi e il loro modo di pensare. E c’è molto di più, che apre la strada o meglio conduce a un nuovo rapporto con civiltà equilibrate che mantengono le rispettive culture, caratteristiche e differenze, senza alcun dominio o conformismo culturale attraverso la guerra e la distruzione sistematica insita nello scontro di civiltà.

Questo concetto è stato ripreso dal pensatore moderno Tzvetan Todorov in La paura dei barbari. Nel suo libro afferma che: «La cultura occidentale non dovrebbe essere rappresentata come l’unica società civilizzata e come lo standard per giudicare le altre culture. Ogni interferenza con altre culture è un abuso di potere. La libertà e l’uguaglianza non possono essere istituite con la forza, altrimenti potremmo diventare indistinguibili da coloro che chiamiamo “barbari”».

Cari partecipanti,
Esiste oggi una teoria islamica orientale che sostituisce la teoria dello “Scontro di civiltà”, nota come “Conoscenza della civiltà”, che ha attirato l’interesse di illustri pensatori e studiosi negli ultimi tempi. È stata introdotta come risposta alla teoria dello “Scontro di civiltà”, promuovendo l’apertura verso l’altra parte e la conoscenza di ciascuna parte con l’altra nell’ambito della cooperazione e del mutuo beneficio, in modo da raggiungere lo scopo di Dio, che è quello di popolare la Terra, raggiungere la prosperità ed evitare la corruzione in tutte le sue forme. Questa teoria si basa sulla parola “Ta’aaruf” (conoscenza) che si trova nel Corano come chiarimento per le relazioni globali valide tra le nazioni e i popoli. Si basa su tre principi coranici fondamentali:

Primo: Il Corano stabilisce un fatto concreto, noto a tutti, che Allah ha reso gli uomini diversi per razza, colore, lingua, religione e altre caratteristiche. Essi rimarranno diversi in questi aspetti fino alla fine dei tempi. Dio Onnipotente dice: “Se il tuo Signore avesse voluto, avrebbe potuto fare del genere umano un’unica comunità; ma non cesseranno di differenziarsi.”

Secondo: il Corano stabilisce inoltre, sulla base del primo principio, che l’uomo è stato creato libero e capace di scegliere il credo, la religione, l’ideologia e la dottrina. Questo fatto si basa sul principio precedente, perché se è naturale che le persone differiscano nelle credenze, ne consegue che devono essere libere di scegliere qualsiasi fede. Dio dice: “Non ci sarà alcuna costrizione nella [accettazione della] religione”. La via giusta è diventata chiara da quella sbagliata”. (Corano, 2:256) Dio dice anche al Suo Profeta: “Allora, [o Maometto], vorresti costringere la gente affinché diventi credente?”. (Corano, 10:99)

Terzo: Sapendo che il Corano stabilisce i due principi precedenti, che le persone sono diverse e che possiedono libertà di credo, qual è la relazione tra le persone secondo la filosofia del Corano?  L’unico modo per far funzionare questa relazione è la conoscenza, che è il modo in cui Allah ha stabilito le interazioni e le relazioni tra le persone. Lo dice chiaramente il Corano: “O uomini, vi abbiamo creati da maschio e femmina. vi abbiamo creato da maschio e femmina e vi abbiamo fatto popoli e tribù affinché vi conosciate l’un l’altro. gli uni con gli altri. In verità, il più nobile di voi al cospetto di Allah è il più giusto di voi. In verità, Allah è sapiente e conoscitore”. (Corano, 49:13)

Il terzo principio, derivato logicamente dai due precedenti, può essere formulato come regola: Il rapporto tra le persone indicato nel Corano è un rapporto di pace e di conoscenza.
In questo modo, le regole coraniche che governano le relazioni umane sono enumerate in modo logico, senza spazio per reinterpretazioni o distorsioni. Le differenze naturali richiedono la libertà di credo, che a sua volta implica una relazione pacifica tra i popoli.

Signore e signori,

spero che non vi stiate annoiando delle continue affermazioni che l’Islam è una religione di pace e di uguaglianza. Ciò che viene detto e promosso di tanto in tanto sull’istituzione della guerra nell’Islam contro gli infedeli non è vero e anzi è una vera e propria menzogna sull’Islam e sulla vita del suo Profeta, anche se ciò viene affermato da alcuni seguaci della stessa religione, una religione che si basa su prove e testimonianze, non su ambiguità e menzogne.

Una nota finale:

Elogio e lodo il titolo di questo importante forum di dialogo tra Oriente e Occidente e il suo significato per la convivenza umana. Tuttavia, riconosco le difficili condizioni in cui versa il nostro mondo moderno e le minacce all’esistenza umana e alla stabilità delle nazioni. A causa del mio riconoscimento e apprezzamento, come essere umano, per la gravità di queste crisi complesse, chiedo innanzitutto agli studiosi e ai pensatori religiosi di impegnarsi maggiormente nell’educazione dei giovani su questi fatti indiscutibili di comunanza religiosa. Dovrebbero essere adattati nei moderni programmi accademici per insegnare e convincere i giovani che, agli occhi della filosofia religiosa, c’è spazio nella vita per coloro che hanno fedi, razze, colori e lingue diverse, e che la diversità culturale arricchisce la civiltà e stabilisce la pace che manca. Invito inoltre i miei fratelli, gli studiosi musulmani di tutto il mondo, di ogni dottrina, setta e scuola di pensiero, a tenere un dialogo islamico, un dialogo sull’unità, la coesione e il ravvicinamento, un dialogo per la fraternità islamica, privo di divisioni, discordie e, soprattutto, di lotte settarie. Occorre concentrarsi sui punti in comune e sui punti di incontro, con una comprensione delle differenze. Scacciamo insieme ogni discorso di odio, provocazione e scomunica e mettiamo da parte il conflitto antico e moderno in tutte le sue forme e con tutte le sue propaggini negative. Rivolgo, con cuore amorevole per tutti, questo speciale appello ai nostri fratelli musulmani sciiti. Ribadisco che gli alti studiosi di Al Azhar e del Consiglio musulmano degli anziani ed io siamo pronti ad ospitare un incontro simile con cuore aperto e mani tese, in modo da poterci sedere insieme in un’unica tavola rotonda per mettere da parte le nostre differenze e rafforzare la nostra unità islamica su posizioni che sono note per essere pragmatiche e servire gli obiettivi dell’Islam e della sua legge, che proibisce ai musulmani di cedere agli appelli alla divisione e alla frammentazione. Dobbiamo guardarci dal cadere nella trappola di compromettere la stabilità delle patrie e di sfruttare la religione per alimentare il fuoco dei sentimenti nazionalistici e ideologici, per non parlare dell’interferenza con i Paesi e la loro sovranità o del furto delle loro terre. Ho fiducia che, se abbiamo buona volontà e determinazione, possiamo creare un modello civile che mostri l’Islam e i musulmani nel modo giusto che questa religione merita, una religione che richiede ai suoi seguaci, prima che agli altri, un trattamento equo. In questa importante occasione per ospitare il dialogo tra Oriente e Occidente per il bene della convivenza umana, mi associo a tutti coloro che cercano la pace e il bene. Chiedo anche la fine della guerra russo-ucraina, per risparmiare le vite degli innocenti che non sono coinvolti in questa violenta tragedia. Chiedo di issare la bandiera della pace, non della vittoria, e di sedersi al tavolo del dialogo e del negoziato. Anzi, chiedo la fine di tutti i combattimenti in corso sulla Terra o almeno una tregua prolungata, per ricostruire ponti di dialogo, comprensione e fiducia e per stabilire la pace in un mondo pieno di ferite. L’alternativa è rappresentata da conseguenze più gravi per i popoli dell’Oriente e dell’Occidente.

Grazie per l’attenzione e che la pace e le benedizioni di Dio siano su tutti voi!



Discorso del Sommo Pontefice Francesco


Maestà,
Altezze Reali,
caro Fratello, Dottor Al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar,
caro Fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico,
distinte Autorità religiose e civili,
Signore e Signori!

Vi saluto cordialmente, grato per l’accoglienza ricevuta e per la realizzazione di questo Forum di dialogo, organizzato sotto il patrocinio di Sua Maestà il Re del Bahrein. Tale Paese trae il proprio nome dalle sue acque: la parola Bahrein evoca infatti “due mari”. Pensiamo alle acque del mare, che mettono in contatto le terre e in comunicazione le genti, collegando popoli distanti. «Ciò che la terra divide, il mare unisce», recita un antico detto. E il nostro pianeta Terra, guardandolo dall’alto, si presenta come un vasto mare blu, che congiunge rive diverse. Dal cielo sembra ricordarci che siamo un’unica famiglia: non isole, ma un solo grande arcipelago. È così che l’Altissimo ci vuole e questo Paese, un arcipelago di oltre trenta isole, può ben simboleggiarne il desiderio.

Eppure, viviamo tempi in cui l’umanità, connessa come mai prima, risulta molto più divisa che unita. Il nome “Bahrein” può aiutarci ancora a riflettere: i “due mari” di cui parla si riferiscono alle acque dolci delle sue sorgenti sottomarine e a quelle salmastre del Golfo. Similmente, oggi ci troviamo affacciati su due mari dal sapore opposto: da una parte il mare calmo e dolce della convivenza comune, dall’altra quello amaro dell’indifferenza, funestato da scontri e agitato da venti di guerra, con le sue onde distruttrici sempre più tumultuose, che rischiano di travolgere tutti. E, purtroppo, Oriente e Occidente assomigliano sempre più a due mari contrapposti. Noi, invece, siamo qui insieme perché intendiamo navigare nello stesso mare, scegliendo la rotta dell’incontro anziché quella dello scontro, la via del dialogo indicata da questo Forum: «Est e ovest per la coesistenza umana».

Dopo due tremende guerre mondiali, dopo una guerra fredda che per decenni ha tenuto il mondo con il fiato sospeso, tra tanti disastrosi conflitti in ogni parte del globo, tra toni di accusa, minacce e condanne, ci troviamo ancora in bilico sull’orlo di un fragile equilibrio e non vogliamo sprofondare. Un paradosso colpisce: mentre la maggior parte della popolazione mondiale si trova unita dalle stesse difficoltà, afflitta da gravi crisi alimentari, ecologiche e pandemiche, nonché da un’ingiustizia planetaria sempre più scandalosa, pochi potenti si concentrano in una lotta risoluta per interessi di parte, riesumando linguaggi obsoleti, ridisegnando zone d’influenza e blocchi contrapposti. Sembra così di assistere a uno scenario drammaticamente infantile: nel giardino dell’umanità, anziché curare l’insieme, si gioca con il fuoco, con missili e bombe, con armi che provocano pianto e morte, ricoprendo la casa comune di cenere e odio.

Queste sono le amare conseguenze, se si continuano ad accentuare le opposizioni senza riscoprire la comprensione, se si persiste nell’imposizione risoluta dei propri modelli e delle proprie visioni dispotiche, imperialiste, nazionaliste e populiste, se non ci si interessa alla cultura dell’altro, se non si presta ascolto al grido della gente comune e alla voce dei poveri, se non si smette di distinguere in modo manicheo chi è buono e chi cattivo, se non ci si sforza di capirsi e di collaborare per il bene di tutti. Queste scelte stanno davanti a noi. Perché in un mondo globalizzato si va avanti solo remando insieme, mentre, navigando da soli, si va alla deriva.

Nel mare in burrasca dei conflitti teniamo davanti agli occhi il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, nel quale si auspica un fecondo incontro tra Occidente e Oriente, utile a risanare le rispettive malattie. Siamo qui, credenti in Dio e nei fratelli, per respingere “ il pensiero isolante”, quel modo di vedere la realtà che ignora il mare unico dell’umanità per focalizzarsi solo sulle proprie correnti. Desideriamo che le liti tra Oriente e Occidente si ricompongano per il bene di tutti, senza distrarre l’attenzione da un altro divario in costante e drammatica crescita, quello tra Nord e Sud del mondo. L’emergere dei conflitti non faccia perdere di vista le tragedie latenti dell’umanità, come la catastrofe delle disuguaglianze, per cui la maggior parte delle persone che popolano la Terra sperimenta un’ingiustizia senza precedenti, la vergognosa piaga della fame e la sventura dei cambiamenti climatici, segno della mancanza di cura verso la casa comune.

Su tali temi, dibattuti in questi giorni, i leader religiosi non possono non impegnarsi e dare il buon esempio. Abbiamo un ruolo specifico e questo Forum ci offre un’ulteriore opportunità in tal senso. È nostro compito incoraggiare e aiutare l’umanità, tanto interdipendente quanto disconnessa, a navigare insieme. Vorrei dunque delineare tre sfide, che emergono dal Documento sulla Fratellanza umana e dalla Dichiarazione del Regno del Bahrein, su cui si è riflettuto in questi giorni. Esse riguardano l’orazione, l’educazione e l’azione.

Anzitutto l’orazione, che tocca il cuore dell’uomo. In realtà, i drammi che soffriamo e le pericolose lacerazioni che sperimentiamo, «gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo» (Gaudium et spes, 10). Lì sta la radice. E dunque, il pericolo maggiore non risiede nelle cose, nelle realtà materiali, nelle organizzazioni, ma nell’inclinazione dell’essere umano a chiudersi nell’immanenza del proprio io, del proprio gruppo, dei propri interessi meschini. Non è un difetto della nostra epoca, esiste da quando l’uomo è uomo e con l’aiuto di Dio è possibile porvi rimedio (cfr Lett. enc. Fratelli tutti, 166).

Ecco perché la preghiera, l’apertura del cuore all’Altissimo è fondamentale per purificarci dall’egoismo, dalla chiusura, dall’autoreferenzialità, dalle falsità e dall’ingiustizia. Chi prega, riceve nel cuore la pace e non può che farsene testimone e messaggero; e invitare, anzitutto attraverso l’esempio, i propri simili a non diventare ostaggi di un paganesimo che riduce l’essere umano a ciò che vende, compra o con cui si diverte, ma a riscoprire la dignità infinita che ciascuno porta impressa. L’uomo religioso, l’uomo di pace è colui che, camminando con gli altri sulla terra, li invita, con dolcezza e rispetto, a elevare lo sguardo al Cielo. E porta nella sua preghiera, come incenso che sale verso l’Altissimo (cfr Sal 141,2), le fatiche e le prove di tutti.

Ma, perché ciò possa avvenire, una premessa è indispensabile: la libertà religiosa. La Dichiarazione del Regno del Bahrein spiega che «Dio ci ha indirizzati verso il dono divino della libertà di scelta» e dunque “ogni forma di costrizione religiosa non può portare una persona a una significativa relazione con Dio”. Ogni costrizione, cioè, è indegna dell’Onnipotente, in quanto Egli non ha consegnato il mondo a degli schiavi, ma a delle creature libere, che rispetta fino in fondo. Impegniamoci allora perché la libertà delle creature rispecchi quella sovrana del Creatore, perché i luoghi di culto siano protetti e rispettati, sempre e ovunque, e la preghiera sia favorita e mai ostacolata. Ma non è sufficiente concedere permissioni e riconoscere la libertà di culto, occorre raggiungere la vera libertà di religione. E non solo ogni società, ma ogni credo è chiamato a verificarsi su questo. È chiamato a chiedersi se costringe dall’esterno o libera dentro le creature di Dio; se aiuta l’uomo a respingere le rigidità, la chiusura e la violenza; se accresce nei credenti la vera libertà, che non è fare quel che pare e piace, ma disporsi al fine di bene per cui siamo stati creati.

Se la sfida dell’orazione riguarda il cuore, la seconda, l’educazione, concerne essenzialmente la mente dell’uomo. La Dichiarazione del Regno del Bahrein afferma che «l’ignoranza è nemica della pace». È vero, dove mancano opportunità di istruzione aumentano gli estremismi e si radicano i fondamentalismi. E, se l’ignoranza è nemica della pace, l’educazione è amica dello sviluppo, purché sia un’istruzione veramente degna dell’uomo, essere dinamico e relazionale: dunque non rigida e monolitica, ma aperta alle sfide e sensibile ai cambiamenti culturali; non autoreferenziale e isolante, ma attenta alla storia e alla cultura altrui; non statica ma indagatrice, per abbracciare aspetti diversi ed essenziali dell’unica umanità a cui apparteniamo. Ciò consente, in particolare, di entrare nel cuore dei problemi senza presumere di avere la soluzione e di risolvere in modo semplice problemi complessi, bensì con la disposizione ad abitare la crisi senza cedere alla logica del conflitto. La logica del conflitto ci porta sempre a una distruzione. La crisi ci aiuta a pensare e a maturare. È infatti indegno della mente umana credere che le ragioni della forza prevalgano sulla forza della ragione, utilizzare metodi del passato per le questioni presenti, applicare gli schemi della tecnica e della convenienza alla storia e alla cultura dell’uomo. Ciò richiede di interrogarsi, di entrare in crisi e di saper dialogare con pazienza, rispetto e in spirito di ascolto; di imparare la storia e la cultura altrui. Così si educa la mente dell’uomo, alimentando la comprensione reciproca. Perché non basta dirsi tolleranti, occorre fare veramente spazio all’altro, dargli diritti e opportunità. È una mentalità che comincia con l’educazione e che le religioni sono chiamate a sostenere.

In concreto, vorrei sottolineare tre urgenze educative. In primo luogo, il riconoscimento della donna in ambito pubblico: “nell’istruzione, nel lavoro, nell’esercizio dei propri diritti sociali e politici” (cfr Documento sulla fratellanza umana). In questo, come in altri ambiti, l’educazione è la via per emanciparsi da retaggi storici e sociali contrari a quello spirito di solidarietà fraterna che deve caratterizzare chi adora Dio e ama il prossimo.

In secondo luogo, «la tutela dei diritti fondamentali dei bambini» (ibid.), perché essi crescano istruiti, assistiti, accompagnati, non destinati a vivere nei morsi della fame e nei rimorsi della violenza. Educhiamo, ed educhiamoci, a guardare le crisi, i problemi, le guerre, con gli occhi dei bambini: non è ingenuo buonismo, ma lungimirante sapienza, perché solo pensando a loro il progresso si specchierà nell’innocenza anziché nel profitto, e contribuirà a costruire un futuro a misura d’uomo.

L’educazione, che inizia nell’alveo della famiglia, prosegue nel contesto della comunità, del villaggio o della città. Per questo mi preme sottolineare, in terzo luogo, l’educazione alla cittadinanza, al vivere insieme, nel rispetto e nella legalità. E, in particolare, l’importanza stessa del «concetto di cittadinanza», che «si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri». Occorre impegnarsi in questo, affinché si possa «stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli» (ibid.).

Veniamo così all’ultima delle tre sfide, quella che concerne l’azione, potremmo dire le forze dell’uomo. La Dichiarazione del Regno del Bahrein insegna che “quando si predicano odio, violenza e discordia si dissacra il nome di Dio”. Chi è religioso rigetta questo, senza alcuna giustificazione. Con forza dice “no” alla bestemmia della guerra e all’uso della violenza. E traduce con coerenza, nella pratica, tali “no”. Perché non basta dire che una religione è pacifica, occorre condannare e isolare i violenti che ne abusano il nome. E nemmeno è sufficiente prendere le distanze dall’intolleranza e dall’estremismo, bisogna agire in senso contrario. «Per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni» (Documento sulla fratellanza umana). Anche il terrorismo ideologico.

L’uomo religioso, l’uomo di pace, si oppone anche alla corsa al riarmo, agli affari della guerra, al mercato della morte. Non asseconda “alleanze contro qualcuno”, ma vie d’incontro con tutti: senza cedere a relativismi o sincretismi di sorta, persegue una sola strada, quella della fraternità, del dialogo, della pace. Questi sono i suoi “sì”. Percorriamo, cari amici, questa via: allarghiamo il cuore al fratello, avanziamo nel percorso di conoscenza reciproca. Stringiamo tra di noi legami più forti, senza doppiezze e senza paura, in nome del Creatore che ci ha posto insieme nel mondo quali custodi dei fratelli e delle sorelle. E, se diversi potenti trattano tra di loro per interessi, denaro e strategie di potere, dimostriamo che un’altra via d’incontro è possibile. Possibile e necessaria, perché la forza, le armi e il denaro non coloreranno mai di pace il futuro. Incontriamoci dunque per il bene dell’uomo e in nome di Colui che ama l’uomo, il cui Nome è Pace. Promuoviamo iniziative concrete perché il cammino delle grandi religioni sia sempre più fattivo e costante, sia coscienza di pace per il mondo! E qui rivolgo a tutti il mio accorato appello, perché si ponga fine alla guerra in Ucraina e si avviino seri negoziati di pace.

Il Creatore ci invita ad agire, specialmente a favore di troppe sue creature che non trovano ancora abbastanza posto nelle agende dei potenti: poveri, nascituri, anziani, ammalati, migranti… Se noi, che crediamo nel Dio della misericordia, non prestiamo ascolto ai miseri e non diamo voce a chi non ha voce, chi lo farà? Stiamo dalla loro parte, adoperiamoci per soccorrere l’uomo ferito e provato! Così facendo, attireremo sul mondo la benedizione dell’Altissimo. Egli illumini i nostri passi e congiunga i nostri cuori, le nostre menti e le nostre forze (cfr Mc 12,30), perché all’adorazione di Dio corrisponda l’amore concreto e fraterno al prossimo: per essere insieme profeti di convivenza, artefici di unità, costruttori di pace. Grazie.







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