Le regole le detto io. Bätzing gioca con il fuoco



The German bishops are trying hard to wreak havoc. The Church in Germany uses victims of paedophilia to advance non-Catholic ideas.





In un lungo incontro, i vescovi tedeschi hanno incontrato i capi della Curia Romana. Hanno preso la parola S.E.R. Mons. Georg Bätzing, presidente della Conferenza Episcopale tedesca; S.E.R. il Sig. Cardinale Marc Ouellet, Prefetto del Dicastero per i Vescovi; S.E.R. il Sig. Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e S.E.R. il Sig. Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato.

In calce a questo articolo troverete il discorso integrale del Presidente Mons. Bätzing.

Alcune parole di quel discorso hanno colpito particolarmente alcuni cardinali presenti. Un porporato ha detto: “Si parte da un evento grave, per proporre questioni che non c’entrano nulla”. Difatti, Bätzing ha detto: “onestamente mi ha sorpreso il fatto che la lettera del Papa non faccia riferimento all’effettivo punto di partenza del Cammino sinodale, ossia gli abusi sessuali”.

I vescovi tedeschi, quindi, hanno scelto, di loro iniziativa, di trasformare il processo sinodale in un processo sugli abusi sessuali. Ma questo non è assolutamente l’ambito. Certo, è condivisibile che Bätzing sia preoccupato, ed anche noi lo siamo, rispetto a questo fenomeno. Ma ogni riunione ha il suo scopo. Al sinodo sulla famiglia non si parlava del monachesimo.

Dentro la Chiesa ma con le nostre condizioni

Il vescovo Bätzing, il quale è stato accusato di aver promosso un sacerdote che aveva abusato di minori, ha continuato a dire che vuole restare in comunione con Roma. Ma, indirettamente, sta dicendo: “Io rimango ma le regole le detto io”. Grazie all’operato di Joseph Ratzinger, gli abusi sui minori sono divenuti competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede. Questo si è fatto per evitare che ogni diocesi si muovesse a suo piacimento, rischiando insabbiamenti.

Oggi, in Germania stanno utilizzando il Sinodo sulla Sinodalità per cambiare parti fondamentali di quella che è la dottrina cattolica. Bätzing ha detto: “Il modo in cui i vescovi, i responsabili del personale delle diocesi, i ministri e talvolta anche le congregazioni hanno trattato i colpevoli e le vittime ha certamente dato involontariamente ai colpevoli l’impressione che le loro azioni non fossero così gravi e non ha dissuaso altri dal commettere atti di abuso”.

Questo è vero. Non è stato affrontato con serietà, negli anni 2000 e successivi. Oggi, però, la normativa è cambiata drasticamente ed anche l’atteggiamento della Chiesa nei confronti di chi viene accusato di pedo criminalità. Il cammino è ancora lungo e molto bisogna fare, soprattutto partendo dalla formazione dei futuri presbiteri, delle religiose e dei religiosi ed anche dei laici, però, le basi si sono poste.

Ma la domanda sorge spontanea: “Cosa c’entra la proposta avanzata dai vescovi tedeschi, di coinvolgere i fedeli laici nella nomina del vescovo diocesano?”

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Assolutamente nulla. Veramente siamo talmente ingenui da pensare che se a capo della Chiesa, se nella gerarchia ci fossero stati fedeli laici, oggi non vi sarebbero gli scandali sugli abusi? È bene sottolineare che il problema della copertura dei criminali è una questione che riguarda tutti gli ambienti. La maggior parte degli abusi fisici e psicologici avviene in famiglia. Dalla famiglia non esce. Sono numerosi i casi in cui lo zio abusava della minore e la famiglia ha taciuto per vergogna, per evitare lo scandalo, per proteggere il fratello della mamma. Cosa cambierebbe mettendo i laici a capo dei dicasteri? Cosa cambierebbe mettere i laici nella scelta dei vescovi? I laici sono esperti individuatori di pedofili? Non scherziamo. Qui, il fine è un altro e non ha nulla a che vedere né con l’amore per le vittime né con l’amore per la Chiesa.

Le vittime di pedofilia vengono utilizzate, strumentalizzate per delegittimare la Chiesa. C’è chi propone di togliere l’otto per mille, c’è chi propone di eliminare i preti e c’è chi si inventa fattispecie di reato. Stanno emergendo, piano piano, tutti gli interessi sottintesi a questa lotta che molti giornali stanno facendo perché il click porta soldi.

Ma ai minori chi pensa? Alla prevenzione chi pensa? Nessuno. Avete mai letto su un giornale, che il problema della pedofilia è nella formazione? Avete mai sentito un quotidiano soffermarsi sulla prevenzione? No. Perché è molto più fruttuoso, in termini economici, scrivere il titolone falso che porta gli “odiatori da tastiera” a cliccare e commentare “cloro al clero”.

 Il vescovo Bätzing ha passato un intero pomeriggio a fare il sostenuto davanti ai Capi dicastero della Curia Romana. Però, a noi non risulta che coloro che erano di fronte a lui hanno coperto sacerdoti che hanno abusato sessualmente di minori o li abbiano promossi. Bätzing, invece, ha promosso un prete che poi ha dovuto demansionare solo perché la stampa ha iniziato a fare saltare gli altarini.

 Aveva ragione Nenni: «Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».

 


Chiesa per acclamazione

È risultato chiaro, durante la riunione interdicasteriale di ieri, che la Chiesa di Germania vuole restare cattolica. “Il problema è che loro vogliono cambiare la Chiesa a loro piacimento” ha riferito un vescovo a Capo di un Dicastero mentre tornava a casa. Ed ha chiosato: “e, in realtà, non tutti la pensano così, per fortuna. Ma c’è chi grida più forte”.

Difatti, Mons. Bätzing ha più volte utilizzato la stampa a suo uso e consumo, sfruttando anche i laici per far credere che le sue teorie sono condivise da molti. Durante le votazioni, però, è emerso chiaramente che non tutti i vescovi sono d’accordo con lui. In questo modo emerge anche chiaramente un altro problema di queste persone: “Sinodo e sinodalità, sì, finchè la pensi come me. Altrimenti no”. Ascoltare tutti, ma non chi mi contraddice. Ascoltare tutti, ma non chi mi contesta. Ascoltare tutti, ma quei tutti li scelgo io.

È chiaro, quindi, che non vi può essere dialogo in questo modo. La Chiesa non può divenire “alla moda”, “per acclamazione”. Non possiamo diventare ricattabili: “Se dici quello che mi piace hai l’otto per mille, sennò no”.  I vescovi non possono essere scelti dai laici, questo è già successo nella storia della Chiesa e ne abbiamo visto gli effetti nefasti. Historia magistra vitae, diceva Cicerone. La Chiesa deve tornare ad essere un riferimento per le persone, un punto fermo. Essa deve affermare la Verità con chiarezza e senza condizionamenti di sorta. 

E mentre Batzing diceva “anche se difficilmente riusciremo a fermare i processi di erosione di una forma sociale di chiesa in declino (calo del volontariato, dei battesimi, dell’accettazione della chiesa in pubblico), non ci scoraggeremo a cercare forme convincenti di vivere la fede al giorno d’oggi e a conquistare nuovamente le persone ad essa”. Un vescovo in aula ha sussurrato: “Non si rendono conto che la Chiesa è in declino proprio per ciò che hanno propinato per tutti questi anni”.

In effetti, le proposte che aleggiano nella testa del Presidente della Conferenza Episcopale tedesca e di qualche suo confratello, sono state presentate, anche negli anni passati, come grandi modalità per riportare le persone in Chiesa, per riempire le nostre strutture. Risultato? La gente si è scocciata e se ne è andata sbattendoci la porta in faccia.

F.P.

Silere non possum



Discorso introduttivo di S.E.R. Mons. Georg Bätzing 

18 novembre 2022


Noi vescovi siamo grati di avere questa opportunità di incontro interdicasteriale al termine della nostra visita ad limina a Roma. La consideriamo una buona occasione per dimostrare la stima reciproca in questo momento speciale della nostra Chiesa: La Chiesa in Germania, strettamente intrecciata con la Chiesa universale. Vogliamo riflettere insieme sulle esperienze e sui risultati del cammino sinodale della Chiesa nel nostro Paese. Ieri il Santo Padre ci ha spiegato, nelle sue risposte durante l’udienza, che la Chiesa vive di tensioni, per questo le tensioni fanno parte di una Chiesa viva e in movimento. Questo è un buon suggerimento per la discussione di oggi.

All’inizio, vorrei esprimere due volte la mia sincera gratitudine: è un bene che il Santo Padre abbia avviato il processo sinodale mondiale. Come percorso di diversi anni, la cui terza fase è appena iniziata con il documento presentato qui a Roma qualche settimana fa, è – come tutto il processo – un percorso di dialogo e di ascolto reciproco. Ringraziamo il Santo Padre per il movimento di ricerca teologica per scoprire cosa sia la sinodalità, come ha formulato nel suo storico discorso per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi nel 2015.

Oggi siamo qui per parlare del cammino sinodale in Germania.

Devo dire la verità: In questa conversazione mancano persone essenziali e sostenitori del cammino sinodale nel nostro Paese. Noi vescovi, infatti, facciamo parte di un’Assemblea sinodale di 230 persone – credenti che lavorano con grande impegno per la loro Chiesa. La presidenza sinodale è composto da due vescovi e due laici. Quindi, purtroppo, gran parte dei sinodali – soprattutto i laici – non hanno l’opportunità che abbiamo noi oggi. Per questo le nostre riflessioni, le discussioni, le prospettive condivise ed eventualmente le direzioni sono soggette a essere discusse, comunicate e fatte proprie da tutti coloro che sono coinvolti nel cammino sinodale.


Il mio secondo ringraziamento va al Santo Padre per aver scritto la sua lettera “al popolo di Dio pellegrino in Germania” il 29 giugno 2019. Essa esprime la sua cura pastorale per la nostra Chiesa locale. La prospettiva delle parole del Papa è il cambiamento dei tempi, lo sconvolgimento di cui parla. Siamo pienamente d’accordo con lui perché stiamo cercando un cammino di conversione e di rinnovamento. E Papa Francesco ci ha spiegato la sua concezione della sinodalità. Tutti voi qui presenti potete essere certi che questa lettera ci ha accompagnato lungo il nostro cammino sinodale. È già stata inserita nel preambolo dei nostri statuti. Ne abbiamo stampato 80.000 copie ed è diventata la base di molte discussioni con diocesi, gruppi e associazioni. In Germania, abbiamo già intrapreso un cammino sinodale per più di 50 anni, quando si dovevano fare passi importanti e prendere decisioni. Con il processo attuale siamo entrati in una nuova fase. E vorremmo continuare a praticare la sinodalità anche in futuro. Forse non abbiamo ancora integrato a sufficienza i punti centrali della lettera, ma siamo disposti a imparare a farlo di più e meglio in futuro.

Tuttavia, dico anche onestamente che ha destato sorpresa il fatto che la lettera del Papa non faccia riferimento all’effettivo punto di partenza del Cammino sinodale, ossia gli abusi sessuali, la loro gestione inadeguata da parte delle autorità ecclesiastiche, l’insabbiamento da parte dei vescovi e anche la continua mancanza di trasparenza mostrata dalle autorità romane nell’affrontarli.

Care sorelle e cari fratelli, mi permetto di farvi notare che oggi è la giornata annuale della memoria. Oggi è la giornata annuale di commemorazione voluta dal Papa per coloro che sono stati colpiti da abusi sessuali nella Chiesa. Per la maggior parte di noi vescovi è diventato chiaro dopo lo studio del MHG del 2018: Tutti gli sforzi per l’evangelizzazione porteranno pochi frutti se l’onestà radicale sugli errori e le carenze sistemiche della nostra Chiesa non porterà prima a una ricerca coerente di conversione e rinnovamento, in termini strutturali e anche nella pratica e nell’insegnamento ecclesiastico. Non da ultimo, le strutture precedenti hanno portato al devastante scandalo degli abusi sessuali sui minori. Sono piuttosto stupito dall’impressione che ho ricavato da alcune conversazioni degli ultimi giorni che non tutti i nostri interlocutori condividano questo punto di vista.

Come Chiesa, ci siamo giocati molta fiducia e ci è rimasta poca credibilità. Lo scandalo degli abusi sessuali non deve essere minimizzato o relativizzato in alcun modo. Dobbiamo innanzitutto proteggere i minori e garantire che gli abusi che hanno ferito la Chiesa nel profondo non si ripetano. L’autorità di noi vescovi è diventata discutibile per colpa nostra. Quest’ora mostra una delle più gravi crisi della Chiesa e allo stesso tempo una delle più gravi crisi del ministero sacramentale di sacerdoti e vescovi. I fedeli devono tornare ad attribuirci credibilità e autorità. Solo così il ministero nella Chiesa potrà tornare a lavorare con frutto. Ma potremo ottenere nuova fiducia solo se ci sarà un grande cambiamento nel modo in cui esercitiamo il nostro ministero, coinvolgendo clero, religiosi e laici nel processo decisionale e decisionale in modo serio e tangibile. E questo non vale solo per la Chiesa nel nostro Paese, ma anche per la Chiesa universale. Vi invitiamo ad ascoltarci in questa situazione.


Perché un cammino sinodale?

Noi vescovi abbiamo ascoltato e questo ci ha portato a fare un passo importante e, insieme al Comitato centrale dei cattolici tedeschi, abbiamo lanciato il Percorso sinodale della Chiesa cattolica in Germania. I temi trattati sono in definitiva conseguenze dello “Studio sugli abusi” (Studio MHG), che noi vescovi avevamo commissionato e i cui risultati sono stati resi disponibili nel 2018. Il contenuto principale dello studio è che diversi fattori nella Chiesa, che sono strettamente intrecciati con il modo in cui noi come clero abbiamo inteso e vissuto i nostri uffici, hanno promosso atti di abuso e ostacolato la punizione degli abusi.

Abbiamo dovuto riconoscere che è stato l’uso del potere e lo sfruttamento della dipendenza a portare all’abuso. Si potrebbe anche chiamare clericalismo – contro il quale Papa Francesco mette in guardia più volte – perché una concezione autoritaria-clericalista del ministero ha portato a coprire i comportamenti abusivi e a proteggere il sistema. L’attenzione si è concentrata sulla protezione dell’istituzione, trascurando gli interessi e la protezione delle persone coinvolte.

L’abuso non è solo una cattiva condotta individuale. Gli abusi hanno anche cause sistemiche. Il modo in cui i vescovi, i responsabili del personale delle diocesi, i ministri e talvolta anche le congregazioni hanno trattato i colpevoli e le vittime ha certamente dato involontariamente ai colpevoli l’impressione che le loro azioni non fossero così gravi e non ha dissuaso altri dal commettere atti di abuso. Per inciso, questa è anche la conclusione a cui è giunto il rapporto finale sugli abusi sessuali commissionato dalla Conferenza episcopale francese.

In questo senso, affrontare il tema del potere nella Chiesa cattolica, della morale sessuale cattolica e anche riflettere sullo stile di vita sacerdotale (= temi di tre dei quattro forum del Cammino sinodale) sono conseguenze della necessità di affrontare, chiarire e prevenire l’abuso sessuale sui minori e le sue cause anche sistemiche. Vogliamo abbattere queste cause per riconquistare la fiducia delle persone dentro e fuori la Chiesa.

Alcuni obietteranno che le questioni citate, a cui si aggiunge quella del ruolo delle donne nella Chiesa – a mio parere personale la questione decisiva per il futuro – sono già state discusse in modo controverso per diversi decenni. Alcuni parlano addirittura, in questo contesto, di un “abuso dell’abuso” volto a far passare un presunto programma di riforma. Non riesco a capire questa critica e chiedo di rimando: Non dovremmo piuttosto vergognarci del fatto che ci sia voluta la scoperta degli abusi sessuali e spirituali per affrontare seriamente quegli aspetti dell’annuncio e della vita ecclesiale sui cui problemi molti credenti e i dibattiti teologici hanno richiamato la nostra attenzione per decenni? Oggi dobbiamo riconoscere che le voci critiche non sono espressione dello spirito del tempo, ma di una sincera preoccupazione per l’umanità e per un annuncio credibile della Chiesa. Per il bene del Vangelo, è importante ascoltare queste voci.


Per questo noi vescovi abbiamo deciso di intraprendere un cammino sinodale con il popolo di Dio in Germania. Abbiamo convocato un’Assemblea sinodale che rappresenta uno spaccato della vita cattolica in Germania. Noi vescovi non abbiamo rinunciato alla nostra autorità ufficiale. Ma vogliamo vivere questa autorità nel senso della sinodalità. So che i dibattiti spesso accesi delle Assemblee sinodali hanno irritato alcuni nella Chiesa universale e anche qui a Roma. Alcuni hanno anche espresso pubblicamente la loro preoccupazione su dove il cammino sinodale possa condurre la Chiesa in Germania. Ci sono molte incomprensioni e malintesi. Pertanto, permettetemi di dire una cosa inequivocabile a questo punto:

Il cammino sinodale della Chiesa in Germania non cerca uno scisma né porta a una Chiesa nazionale. Chi parla di scisma o di chiesa nazionale non conosce né i cattolici tedeschi né i vescovi tedeschi. Mi rattrista il potere che ha acquisito questa parola, con la quale si cerca di negare la cattolicità e la volontà di rimanere uniti alla Chiesa universale. Purtroppo, questo include anche il paragone piuttosto impreciso con una “buona Chiesa protestante”. Purtroppo non rispecchia l’intenzione e l’obiettivo dei nostri sforzi. Stiamo infatti cercando una Chiesa cattolica migliore, che viva della dimensione sacramentale. Questi sforzi sono davvero estenuanti e portano anche chiaramente noi vescovi a scontri e tensioni reciproche. Sì, ci sono discussioni nei nostri forum e nelle nostre assemblee sinodali. La situazione assomiglia a quella di una famiglia, dove a volte ci si fa sentire. Il tono talvolta emotivo del dibattito è espressione della passione per il Vangelo e della passione per la Chiesa. E cosa sarebbe l’amore senza passione? Ma resteremo uniti.

Affrontiamo le domande e i problemi che sorgono ogni giorno nella predicazione e nel lavoro pastorale in modo teologico. Considero la teologia insegnata nelle nostre università come un fattore di ricchezza della Chiesa. Il grande impegno dei professori di teologia del Cammino sinodale ci aiuta ad analizzare meglio la situazione della Chiesa, a elaborare argomentazioni e a cercare soluzioni che possano essere giustificate da buone basi teologiche. La ricchezza può anche rendere le persone arroganti e autosufficienti.

Sorelle e fratelli, conosciamo questa tentazione. Forse l’uno o l’altro vi ha ceduto qualche volta. Ma il servizio della teologia universitaria è indispensabile per la Chiesa. Abbiamo bisogno delle conoscenze e delle intuizioni delle discipline teologiche e delle scienze naturali e umane per arrivare a risposte affidabili alle domande del nostro tempo.

Vorrei menzionare deliberatamente le nostre risoluzioni, perché è di questo che parleremo in seguito:

  • Testo di orientamento “Sulla via della conversione e del rinnovamento. Fondamenti teologici del cammino sinodale della Chiesa cattolica in Germania”.
  • Testo fondativo “Potere e separazione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e coinvolgimento nella missione”.
  • Testo di attuazione “Coinvolgimento dei fedeli nella nomina del vescovo diocesano”.
  • Testo di attuazione “Rafforzamento sostenibile della sinodalità”.
  • Testo fondamentale “Le donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa”.
  • Testo attuativo “Rivalutazione dell’omosessualità nel Magistero”.
  • Testo attuativo “Ordine fondamentale del servizio ecclesiastico”.

Anche questi testi sono stati approvati da più di due terzi, addirittura fino all’85% dei vescovi. Nel corso di questo percorso, essi sono la nostra risposta a quelle che consideriamo domande rivolte alla Chiesa. Non si sta fondando una nuova Chiesa, ma le decisioni del Cammino sinodale chiedono, sulla base della Sacra Scrittura, della Tradizione e dell’ultimo Concilio, come possiamo essere Chiesa oggi – missionaria e dinamica, incoraggiante e presente, al servizio delle persone e dell’aiuto reciproco. Con questi testi vogliamo contribuire alla conversazione a livello di Chiesa universale.

Quando si tratta di prendere delle decisioni, naturalmente ci differenziamo: Cosa possiamo attuare a livello locale – ci vediamo incoraggiati a farlo come vescovi – e cosa richiede una consultazione e un processo decisionale a livello di Chiesa universale? Siamo grati che il processo sinodale mondiale ci abbia dato lo spazio per introdurre questi temi.

Una situazione di sconvolgimento

La questione di come vivere la fede ed essere Chiesa oggi è la questione centrale per il futuro. Potete essere certi che lungo il Cammino sinodale non stiamo parlando solo di strutture e di girare intorno al nostro campanile. Al contrario: con il Cammino sinodale vogliamo far rivivere il parlare di Dio in pubblico. La nostra società, per quanto secolare e anche in subbuglio, ha bisogno di religiosità, ha bisogno della testimonianza pubblica della fede cristiana e di nuovi impulsi per portare Dio in primo piano. Tra coloro che offrono un senso, tuttavia, oggi rappresentiamo solo un’offerta tra le tante. Dobbiamo rendere questa offerta, se mi permettete il termine, visibile e tangibile in modo nuovo.

Anche se difficilmente riusciremo a fermare i processi di erosione di una forma sociale di chiesa in declino (calo del volontariato, dei battesimi, dell’accettazione della chiesa in pubblico), non ci scoraggeremo a cercare forme convincenti di vivere la fede al giorno d’oggi e a conquistare nuovamente le persone ad essa. Non è un compito facile: per la prima volta nella storia del nostro Paese, cattolici e protestanti rappresentano meno del 50% della popolazione. Le conseguenze della pandemia di Corona sono evidenti, anche nella nostra vita pastorale.

Siamo in una situazione di sconvolgimento. Nessuno ha ancora una soluzione unica da offrire. Né ci sono solo soluzioni semplici. Nella Conferenza episcopale stiamo discutendo tra di noi su ciò che è buono e giusto in questa situazione e su ciò che deve essere fatto. Non siamo solo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo; tutti ci vediamo nella responsabilità personale e comune di voler plasmare attivamente questa situazione e quest’ora della Chiesa e non solo di accettarla reattivamente. Ma qui, nella discussione, non formiamo un “blocco” con un’opinione uniforme, perché tra noi c’è un’ampia gamma di opinioni e opzioni di azione.


Prospettive

Per questo motivo vi cerchiamo come partner di dialogo per aiutarci a sopportare e a dare forma all’attuale tensione. Temiamo che “risolvere” le tensioni troppo rapidamente possa portare a divisioni che non aiutano nessuno di noi. Siamo venuti con la speranza di poter trovare insieme un quadro cattolico all’interno del quale anche le differenze e le incoerenze possano trovare spazio.

Il Sinodo dei vescovi sottolinea con forza l’importanza dell’ascolto reciproco. Anche questo aspetto va considerato tenendo conto che la fiducia è stata interrotta. Ma: l’ascolto avviene, soprattutto nei forum sinodali; un forum ha persino adottato un metodo speciale per ascoltarsi nelle discussioni piene di tensione e in particolare per rendere udibili le minoranze. E ci riuniamo in udienze nel periodo che precede le assemblee sinodali per esplorare insieme le questioni. Allo stesso tempo, lavoriamo sui testi tra una riunione e l’altra, in modo che tutti abbiano l’opportunità di contribuire al dibattito.

Siamo felici di poter portare le nostre preoccupazioni e tensioni nel processo sinodale della Chiesa universale, che continuerà nella fase continentale nella primavera del 2023; siamo grati che il prolungamento della fase della Chiesa universale abbia anche rallentato un po’ le cose, il che è certamente utile per la rassicurazione reciproca. Il documento di lavoro permette alle diverse voci della Chiesa universale di esprimersi con citazioni originali. Riporta le esperienze delle Chiese locali, le difficoltà incontrate nella realizzazione di una Chiesa sinodale, ma anche i frutti che i processi sinodali hanno già prodotto. Dopo solo un anno, questo processo sinodale ha già generato dinamiche che hanno portato a una nuova comprensione della dignità di tutti i battezzati, a una più ampia corresponsabilità dei fedeli nella missione della Chiesa e a una percezione più chiara delle sfide che dobbiamo affrontare nella Chiesa mondiale. Pertanto, il processo sinodale ha già trasformato la Chiesa.

Pertanto, vorrei sottolineare ancora una volta: il documento di lavoro romano per il Sinodo chiarisce che il cammino sinodale della Chiesa in Germania deve essere inteso come parte di un dinamismo sinodale che ha preso piede in tutta la Chiesa. Le questioni che stiamo affrontando nei quattro forum e nelle assemblee sinodali vengono discusse anche in altre parti della Chiesa. Inoltre, il documento di lavoro offre anche una preziosa e impressionante visione “al di là del proprio naso” dei temi, delle domande e delle prospettive condivise da altri membri del popolo di Dio in tutto il mondo. C’è molto da scoprire che è condiviso, che può essere confrontato bene, ma anche che è distintamente specifico.






Condividi questo articolo

Categorie

Ecumenismo
Citta del Vaticano
Chiesa cattolica

ARCHIVI

ULTIMI ARTICOLI

NEWSLETTER